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Nepal, salvato dopo 82 ore sotto le macerie. Ritrovati 5 italiani, altri 5 mancano all’appello

Nepal - Salavato dopo 82 ore dal terremoto

Ricerche senza sosta nel Nepal fra gli edifici distrutti da parte dei team internazionali di soccorritori che cominciano ad arrivare per togliere alla morte qualcuno che possa essere scampato al disastro provocato nei giorni scorsi dal terremoto. Un uomo è stato salvato dopo essere rimasto 82 ore sotto loe macerie. Anche due giovani e un neonato sono stati estratti vivi dalle macerie. Il bimbo, di quattro mesi, è stato trovato vivo ieri sotto le macerie della sua abitazione crollata a Bhaktapur, una delle città storiche della valle di Kathmandu. Il piccolo è stato ricoverato in ospedale con diverse ferite, ma è fuori pericolo.

La Farnesina intanto è entrata in contatto con 5 italiani che risultavano non rintracciabili in Nepal. Lo rende noto il ministero degli esteri precisando che gli italiani ancora da rintracciare sono 5. I primi italiani bloccati in Nepal dal sisma stanno rientrando in Italia da Kathmandu con voli commerciali «reperiti e messi a disposizione dall’Unità di crisi della Farnesina».

La protesta. Circa 200 persone hanno bloccato oggi il traffico a Kathmandu in segno di protesta contro la lentezza con cui vengono distribuiti gli aiuti alla popolazione. I dimostranti, accusano il governo di non fare abbastanza, hanno sfidato la polizia e vi sono stati scontri, ma non è stato eseguito alcun arresto.

Il superstite. Un uomo che è stato costretto a bere la sua urina per sopravvivere è stato tratto in salvo in Nepal dopo essere rimasto imprigionato sotto le macerie di un albergo per 82 ore. Rishi Khanal, 27 anni, aveva appena finito di pranzare ed era salito al secondo piano dell’hotel di Kathmandu quando il terremoto ha colpito sabato scorso: l’uomo è rimasto intrappolato con un piede schiacciato dalle macerie. «Avevo qualche speranza ma ieri mi sono arreso – ha raccontato dal suo letto di ospedale -. Le mie unghie erano diventate bianche e le mie labbra cominciavano a screpolarsi. Ero sicuro che non sarebbe venuto nessuno, ero sicuro che sarei morto».

Khanal era circondato da cadaveri ma ha continuato a battere contro le macerie nella speranza di farsi sentire: «Non si sentiva niente. Ho continuato a battere contro le macerie e alla fine qualcuno ha risposto ed è venuto in mio aiuto – ha proseguito -. Sono rimasto senza mangiare e non avevo niente da bere, quindi ho bevuto la mia urina».

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