| categoria: sanità Lazio

IL PUNTO/ Il bluff del Pronto Soccorso, meno accessi ma maggiori tempi d’attesa. Alla faccia del’efficienza

Sui Pronto Soccorso sventola bandiera bianca, meno accessi ma maggiori tempi d’attesa. Ma allora si è sbagliato tutto, ci hanno preso in giro. E la sospirata efficienza? Una truffa. Zingaretti e i suoi si sono dati un gran da fare per creare strutture alternative dove smistare i codici bianchi, convinti di sgonfiare così i Pronto Soccorso. Fatica. sprecata, i tempi di permanenza nei servizi d’emergenza superano in media le 24 ore. Com’è possibile che con 200mila accessi in meno, dal 2006 a oggi, si prolunghi a dismisura l’attesa per una visita che dovrebbe essere urgente? La risposta è nei numeri: negli ultimi cinque anni nei Ps sono stati persi oltre 3.600 posti letto e 3.700 operatori sanitari». Uil Lazio, in collaborazione con l’Eures, nell’ambito dell’Osservatorio sulla sanità regionale presentano un dossier sconcertante. In sostanza icosti saranno anche diminuiti, ma ciò ha comportato una forte riduzione di personale e servizi e, di conseguenza, un danno non indifferente all’utenza che si misura sempre più con una sanità pubblica malata e con attese drammatiche non solo per le visite specialistiche e gli esami, ma anche nei luoghi dove l’emergenza dovrebbe essere tempestiva, come i pronto soccorso. Nel 2014 i pronto soccorso del Lazio hanno registrato circa due milioni di accessi (1.959.339), pari a 5.368 al giorno e a 224 ogni ora. Con una riduzione rispetto al 2006 – l’ultimo anno prima dell’introduzione del Piano di Rientro dal debito – pari all’8,2%, ovvero 175 mila pazienti in meno. Pazienti che salgono a meno 237 mila nel confronto con il 2009. Alla diminuzione del numero di accessi corrisponde un incremento di esami di laboratorio e strumentali che in dieci anni sono saliti di circa il 25% i primi e dell’8,2% i secondi. Questo perché i locali del pronto soccorso che sono divenuti dei reparti di degenza, in attesa del ricovero, con relative attività correlate e un aggravio di lavoro per il personale.
Dal 2006 ad oggi sono diminuiti gli accessi ai Pronto Soccorso ma non le attese. Nel 2014 quasi 50 mila assistiti hanno stazionato in pronto soccorso per più di 24 ore, quasi 24 mila tra 24 e 36 ore e oltre 26 mila per più di 36 ore. Al San Camillo Forlanini, uno degli ospedali più affollati della capitale, gli accessi sono passati in dieci anni da oltre 83 mila a 56 mila nel 2014, con un tempo di stazionamento in barella presso il pronto soccorso che oggi può arrivare anche a cinque giorni, contro le 24 ore di dieci anni fa. Nel corso degli anni è progressivamente cresciuto il livello di <> e di <> nei pronto soccorso regionali: tra il 2009 e il 2014, infatti, i codici rossi aumentano del 64,7% passando dall’1,3 al 2,4% del totale (+18.363 accessi) e i codici gialli aumentano del 25,7%, passando dal 17,8 al 24,4% del totale (+97.141 accessi). Basta così, il quadro è chiaro.
Stando ai dati di bilancio delle Asl e delle Aziende Ospedaliere, infatti, nell’anno 2012 (ultimo disponibile), le entrate derivate dal ticket per codici bianchi sono stati pari a quasi 300 mila euro per circa 12 mila pazienti paganti. Ma i codici bianchi sono stati 95.594, di cui 47.000 (circa il 50% del totale) non avevano diritto ad alcuna esenzione e avrebbero dovuto pagare una somma di 1,2 milioni di euro. Da ciò si deduce che sono stati evasi circa 900mila euro di ticket (pari al 75% delle entrate dovute). In compenso nessuno ha constrastato sul serio il fenomeno delle false urgenze. In Italia almeno un quarto degli utenti si reca in pronto soccorso per patologie non gravi. Nel Lazio si stima che nel 2014 le <> siano state 230 mila. I bambini. Se confrontiamo gli accessi al pronto soccorso con il bacino demografico di riferimento si vede che il pronto soccorso rappresenta un canale di accesso alle cure soprattutto per gli under 14, dove l’indice è pari a 399,2 ogni mille abitanti, più di un bambino ogni 3. Segue la popolazione di 65+ anni (378,5), poi la fascia tra 15 e 44 anni (343,2) e, con uno scarto ancora più significativo, quella tra 45-64 anni, all’interno della quale il tasso di ricorso al Pronto Soccorso scende a 255,5/1000, pari a poco più di 1 cittadino su 4». Tutto questo offre una chiave di lettura: la politica sanitaria regionale di questi ultimi anni non ha affatto migliorato la situazione, tutt’altro.

Ti potrebbero interessare anche:

Asp, dove eravamo rimasti? Road map complessa per la liquidazione dell'Agenzia
FIALS/ Policlinico, troppe spese extra. La Regione provveda ad una verifica
Sla, Zingaretti arriva sempre per primo
Cassino, Tac fuori uso: odissea per i malati
L'equivoco delle ambulanze per il Giubileo
Schizofrenia. Alla Asl di Rieti si fa il punto sui trattamenti integrati



wordpress stat