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MOSTRE/ Tutto Ligabue in oltre cento capolavori

Con oltre 100 opere tra dipinti, disegni, incisioni e sculture una grande mostra celebrerà i 50 anni dalla scomparsa di Antonio Ligabue, tra i più geniali e originali artisti del ‘900 italiano. I capolavori del pittore di origini svizzere saranno allestiti dal 31 maggio all’8 novembre negli spazi di Palazzo Bentivoglio, a Gualtieri (Reggio Emilia), la cittadina della bassa padana, dove l’artista, di origini svizzere, visse dal 1919 al 1965, anno della sua morte. L’importante rassegna, dal titolo ‘Antonio Ligabue 1899-1965’, costituirà il primo passo delle attività della neo-nata Fondazione Museo Antonio Ligabue, istituita quest’anno con lo scopo di preservare e diffondere la memoria di questo artista straordinario, contrassegnato da una vita drammatica tormentata dalla follia. Nata per volere del comune di Gualtieri, del Banco Emiliano e di Girefin Spa, la Fondazione (che gestirà il Museo Antonio Ligabue) ha trovato la sua sede a Palazzo Bentivoglio recentemente ristrutturato dopo le lesioni conseguenti al terremoto del 2012. Ed è nello spettacolare Salone dei Fasti, detto dei Giganti, che sarà ospitata la collezione permanente delle opere di Ligabue, nonché le iniziative espositive temporanee di cui il Museo si farà promotore. A presiedere la Fondazione è Livia Bianchi, coadiuvata da un consiglio di amministrazione composto da Achille Brunazzi e Stefano Landi, mentre il direttore è Sandro Parmiggiani, storico e critico dell’arte, già a capo di Palazzo Magnani a Reggio Emilia. Proprio Parmeggiani, in collaborazione con Sergio Negri, è il curatore della mostra celebrativa, per la quale sono state selezionate circa cento opere, alcune mai esposte prima, tra cui figurano 80 oli, 15 disegni, 10 incisioni e altrettante sculture in bronzo e terracotta. I dipinti esposti, molti ritenuti massimi capolavori dell’artista, saranno suddivisi nei tre periodi nei quali si è soliti ripartire l’opera di Ligabue (1928-1939; 1939-1952; 1952-1962) e copriranno tutte le tematiche della sua pittura: animali domestici e feroci, paesaggi svizzeri e padani, interni, ritratti, autoritratti. Una carrellata di opere che ricostruirà anche la travagliata odissea esistenziale dell’artista nato a Zurigo nel 1899. Espulso dalla Svizzera per la sua vita turbolenta, Antonio Ligabue arriva nell’agosto 1919 a Gualtieri (paese d’origine dell’uomo che la madre aveva sposato nel 1901) e l’impatto con il nuovo ambiente si rivela da subito triste e doloroso. I primi dipinti, nei quali traspare il grande interesse per i musei di scienze naturali e per gli animali in genere, risalgono alla fine degli anni ’20, periodo, tra l’altro, in cui Ligabue incontra a Gualtieri Marino Mazzacurati. Una vita difficile e tormentata, segnata da ostilità, incomprensioni e da ricoveri negli ospedali psichiatrici, che però Ligabue dedica interamente alla pittura e alla scultura, nonostante le diffuse derisioni e i mancati riconoscimenti. Anche per questo, l’antologica di Palazzo Bentivoglio vuole costituire un punto fermo da cui ripartire per una corretta valutazione critica e storica del suo lavoro, in grado quindi di sottolinearne l’indubbio valore nell’ambito dell’arte italiana ed europea, al di là della fuorviante definizione di ‘naif’ che l’ha troppo a lungo accompagnato e ne ha mortificato la comprensione.

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