| categoria: politica

La mossa di Pippo Civati risveglia la sinistra, nasce un nuovo cantiere

Più una scossa per l’arcipelago della sinistra che per il Pd: l’addio di Pippo Civati non ha fatto sanguinare il Partito democratico («cronaca di una morte annunciata» ha preso atto Dario Ginefra), anche perché non ha prodotto il temuto effetto domino (almeno per ora e almeno tra i parlamentari): i civatiani doc come il senatore Corradino Mineo non hanno seguito l’esempio, decisi a dare filo da torcere a Renzi e alle sue politiche «arroganti» dall’interno del partito. Per contro, nel frammentato mondo della sinistra che costeggia il Pd, il sismografo è andato in tilt per lo scossone di Civati. La sinistra alla sinistra del Pd si è come risvegliata da un lungo sonno e si è messa in moto con grandi aspettative nei confronti di Civati il «Salvatore». Colui che con coraggio ha inferto la prima picconata al muro renziano. Ora di fronte c’è una sinistra in ordine sparso e l’esigenza di imbrigliarla in un progetto dalle radici solide. I contatti con Nichi Vendola e Sel sono ormai consolidati e anche ieri il leader di Sinistra Ecologia e Libertà aveva rilanciato la sua idea di scioglimento del partito e del gruppo per dar vita ad un soggetto nuovo e più grande. Artefice e protagonista di questo disegno lo stesso Civati che oggi, subito dopo aver annunciato la rottura con il Pd si è sentito «strattonare» dal coordinatore di Sel: è questo il momento giusto – ha detto Fratoianni chiamando a raccolta i «rossi» – per costruire la nuova formazione. Stando alle anticipazioni fornite con il contagocce da Civati, un altro interlocutore da non lasciare per strada è Maurizio Landini leader della Fiom. Prematuro però parlare di partito nuovo – ha messo le mani avanti il ribelle Pippo – se ne parlerà certamente ma subito dopo le regionali. Di certo però – ha garantito – esco dal Pd per dar vita ad una sinistra di governo. Il cantiere dunque può attendere, ma per poco. «Non sarò io il leader, la guida della sinistra si sceglierà insieme», ha chiarito Civati che alcuni avevano incoronato anzitempo. E c’è già chi immagina il percorso di una Costituente. Lo indica Paolo Ferrero, leader del Prc, il quale felice per il passo civatiano, guarda ora a una sinistra che «metta in campo una alternativa alle due destre che hanno occupato lo spazio mediatico della politica italiana». Se dal Pd in molti ostentano indifferenza e alzano le spalle di fronte all’addio di uno di loro («nessuna preoccupazione» assicura Lorenzo Guerini convinto che altri della minoranza non lo seguiranno), alcuni però parlano di «sconfitta» per il partito e chiedono di non minimizzare o sottovalutare l’accaduto. Roberto Speranza parla di «malessere serio» , di segnale che non deve essere liquidato con superficialità. Sulla stessa linea Rosy Bindi e Vannino Chiti. Da Matteo Orfini l’auspicio di un «ripensamento». Ma si direbbe fuori tempo massimo

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