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Vitalizi si e no, ecco chi vince e chi perde nelle roulette del Parlamento

La delibera sui vitalizi approvata dagli Uffici di presidenza della Camera e del Senato, approvata ieri, fa esultare i presidenti Boldrini e Grasso e infuriare il M5S che la bolla come atto propagandistico. Eppure sono molti e altisonanti in nomi di coloro che usciranno senza gloria dalla lista dei pensionati post-parlamentari. La chiave di volta è la condanna a due anni passata in giudicato, fatta salva la “riabilitazione” ed escluso l’abuso d’ufficio.

Gli ex Dc – Cominciamo da Paolo Cirino Pomicino, esponente della Democrazia Cristiana e noto ai più come “O ministro” per la sua longevità in cariche ministeriali, può tirare un sospiro di sollievo. La condanna a un anno e otto mesi per la “tangente Enimont” (il reato è finanziamento illecito ai partiti), non è sufficiente per rendere nullo il suo diritto a percepire l’assegno mensile di 5.231 euro e 7 centesimi, maturato in 27 anni di contributi versati per incarichi parlamentari. Meno fortunato invece il compagno di avventure sotto lo Scudo crociato, Arnaldo Forlani, che, condannato anch’egli per la stessa maxi-tangente scovata dal pool di Mani Pulite, ha totalizzato due anni e 4 mesi di reclusione: perderà 5.691 euro e 60 centesimi.
I casi recenti – Dalle esperienze parlamentari più recenti possiamo trarre alcuni nomi interessanti. Il primo è quello di Cesare Previti, già avvocato di Berlusconi e ministro della Giustizia. La grave condanna per corruzione in atti giudiziari, gli fa perdere la ragguardevole somma di 3.979,06 euro al mese. Stessa grama sorte per Totò Cuffaro, condannato a sette anni per favoreggiamento aggravato alla mafia e rivelazione di segreto istruttorio, è attualmente detenuto nel carcere romano di Rebibbia dove sta scontando la pena. Nonostante questo l’ex parlamentare ed ex presidente della Regione Sicilia, percepisce ogni mese 5.154,79 euro. Stesse frequentazioni “fatali” sono quelle vantate da Marcello Dell’Utri, cofondatore di Forza Italia e amico giurato dell’ex Cavaliere, condannato appunto per concorso esterno in associazione mafiosa e detenuto nel carcere di Parma. L’ex senatore perderà 4.424,46 euro. Anche l’amico Silvio Berlusconi, condannato a quattro anni di reclusione (tre condonati e il resto in affidamento ai servizi sociali) per frode fiscale, subirà lo stesso decurtamento monetario.

Il crac fatale – Ha detto male poi a Giuseppe Ciarrapico, tra le tante cariche ricoperte spicca la presidenza della Roma, dovrà dire addio ai 1.510 euro e 39 centesimi che percepisce mensilmente. La condanna che decreta la tagliola sulle sue entrate è dovuta ad una condanna a tre anni per il crac della Casina Valadier.

Condannati ma salvati – Si salvano invece, nonostante le condanne per reati vari, anche gravi ma inferiori ai due anni, personalità quali l’ex ministro Roberto Maroni che, con i suoi quattro mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale (cercò di impedire fisicamente l’ingresso delle forze dell’ordine nella sede della Lega) conserverà l’assegno. Il leghista, come noto, diede un morso nel polpaccio ad un poliziotto incaricato di una perquisizione. Stessa indulgenza anche per Domenico Nania, già parlamentare di Alleanza Nazionale e con vari incarichi di governo, ha all’attivo una condanna per lesioni personali legate ad attività violente nei gruppi giovanili di estrema destra all’inizio degli anni Settanta. La cosa non gli impedirà di percepire ancora la rendita di 5.938,46 euro al mese.

Gli ex socialisti – Mensile con soldi pubblici assicurato anche per due ex socialisti, Claudio Martelli e Gianni De Michelis che, condannati a otto mesi il primo (tangente Enimont) e un anno e sei mesi patteggiati in secondo grado (in primo la condanna fu a 4 anni per le tangenti per l’autostrada del Veneto), continueranno a ricevere 4.684,19 euro il primo e 5.174,79 il secondo. Continua con lo stesso tenore monetario anche l’ex sindaco di Milano, parlamentare e giornalista e cognato di Bettino Craxi Paolo Pillitteri. La condanna a quattro anni e sei mesi per riccettazione nell’ambito dell’inchiesta Mani Pulite non varrà perché Pillitteri è stato “riabilitato” dal Tribunale di Milano nel 2007: l’uomo continuerà a percepire il vitalizio di 2.906,11 euro al mese, come prevede la delibera in questi casi.

Portafoglio pieno per l’agente Betulla – Salva anche la rendita di 5.759,87 euro del repubblicano Giorgio La Malfa, condannato a sei mesi per finanziamento illecito ai partiti, così come quella di Renato Farina, “in arte” agente Betulla (nome in codice dato dai Servizi Segreti), condannato a sei mesi per favoreggiamento nel sequestro dell’imam egiziano Abu Omar.

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