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“Furti” alla Casa Bianca, gli ospiti si portano via i souvenirs

Un segnaposto, un cucchiaino, un piccolo asciugamano, ovviamente con il sigillo della Casa Bianca, da far scivolare, con noncuranza, nella tasca o nella borsa. Sono in tanti, a quanto pare, a non resistere alla tentazione di portarsi a casa un souvenir, diciamo personale, una volta avuto l’onore di essere stati invitati nella residenza dell’uomo – forse nel prossimo futuro della donna – più potente del mondo. Tanto che, rivelano oggi i cronisti ben informati del Washington Post, all’ultima cena di stato, in onore del premier giapponese Shinzo Abe, prima del dessert, i camerieri hanno eseguito un’insolita manovra: hanno rimosso tutti i segnaposto, a forma di aquila, a rievocare lo stemma degli Stati Uniti, per scongiurare altri spiacevoli incidenti. Incidenti che non si limitano solo alla Casa Bianca: a bordo dell’Air Force One è di regola che spariscano bicchieri, posate e anche le federe dei cuscinetti da viaggio, prese da giornalisti, ma anche collaboratori e persino congressisti che vogliono così poter ricordare per sempre il viaggio sul famoso aereo presidenziale immortalato da tanti film. In realtà questi ‘furtarelli’ non sono una novità, avvisano gli storici sottolineando come, in un certo senso, attestino la grande importanza e rispetto che si riserva alla presidenza. «È stato un problema sin da quando è stata inaugurata la Casa Bianca, e John Adams ha iniziato a ricevere» spiega William Bushong, capo degli storici della White House Historical Association. «La principale tentazione è quella di avere qualcosa che sia un ricordo, che riconnetti con l’esperienza avuta durante quell’eccezionale visita, una tentazione irresistibile». In passato, anzi, i ‘cacciatori di souvenir’ erano più audaci degli attuali, se al tempo di Abraham Lincoln hanno sottratto tessuto alla tappezzeria e persino mobili. Mentre Henrietta Nesbitt, governante alla Casa Bianca tra il 1933 e il 1945, nel suo libro di memorie ricorda come i tè che Eleanor Roosvelt amava organizzare per centinaia di ospiti, fossero l’occasione per la ‘perdita’ di altrettanti tovaglioli con lo stemma presidenziale ricamato. «Il monogramma costava quanto il tovagliolo – scriveva la governante nel 1948 nel »White House Diary – odio pensare a quanto sia costato il tessuto per rifare i tovaglioli che gli ospiti della Casa Bianca si portavano via. Si portavano via anche gli asciugamani, sempre per il monogramma, così quando li dovevo sostituire sceglievo quelli più scadenti e senza monogramma«.

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