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Riprende la partita South Stream, chiesto il riavvio a Saipem

Ricomincia la partita a scacchi su South Stream, il gasdotto che potrebbe collegare il Mar Nero all’Europa saltando l’Ucraina, un progetto fortemente voluto dalla Russia e osteggiato dagli Stati Uniti che non vogliono eccessiva dipendenza energetica del Vecchio Continente da Mosca. L’ultima mossa è di Gazprom: dopo aver comprato dai soci, Eni compresa, tutte le quote dell’opera bloccata dalle tensioni con l’Ue proprio sull’Ucrania, ora ha comunicato a Saipem – controllata del cane a sei zampe e principale partner industriale del progetto – di riprendere i lavori. Tecnicamente Saipem ha «ricevuto notifica dal cliente South Stream Transport Bv della revoca della sospensione dei lavori» e della richiesta di riprendere «le operazioni per la costruzione del gasdotto offshore nel Mar Nero». Lo afferma una nota della controllata Eni, che non aggiunge altro. Anche perchè la partita è molto complessa: quella di Gazprom attraverso South Stream Transport è certamente una scelta legata soprattutto alle pesantissime penali che i russi rischiano di pagare non realizzando l’opera. Insomma prende tempo, prima che si vada a un contenzioso legale molto delicato. Ma può anche essere il segno che davvero Mosca voglia realizzare il progetto, magari sostituendo Serbia e Bulgaria, con la seconda che anche formalmente aveva creato problemi alla prosecuzione del progetto, con la Grecia. È un’ipotesi abbastanza fantasiosa emersa nelle ultime settimane: arrivato in Grecia il gasdotto potrebbe avere approdo solo in Italia e senza il via libero politico della Ue difficilmente se ne può fare qualcosa. Ma le difficoltà finanziarie di Atene e il possibile avvicinamento a Putin hanno aperto anche questo scenario. In ogni caso la capogruppo Eni è uscita senza danni dall’operazione: con la cessione della sua quota nel progetto del gasdotto ha incassato quanto già investito (sui 300 milioni) più un interesse di circa il 10%. Ma il punto sicuramente più controverso riguarda proprio Saipem: la controllata avrebbe dovuto essere il principale costruttore del gasdotto, con contratti per un valore di quasi 2,5 miliardi, regolarmente sottoscritti e validi. Ecco allora che Gazprom dice formalmente di voler riaprire il cantiere (due navi ‘italianè sono ancora nel Mar Nero con noleggio pagato dal committente russo) e tutto ricomincia da capo.

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