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SAIPEM/ Pm, tangente algerina per immobili in Usa e Francia

Operazioni immobiliari in Francia e a New York con una parte della presunta maxi tangente versata da Saipem all’allora ministro dell’Energia algerino Chekib Khelil, e al suo entourage, tra cui l’intermediario Farid Noureddine Bedjaoui, per ottenere 7 grandi appalti petroliferi in Algeria. È quanto in sostanza ipotizza la Procura di Milano nell’avviso di conclusione di un filone delle indagini sul caso Algeria e notificato qualche giorno fa ai legali dell’imprenditore algerino Omar Habour e dell’avvocato francese Yam Atallah. Dall’atto di chiusura dell’inchiesta firmato dai pm Fabio De Pasquale, Isidoro Palma e Giordano Baggio, risulta che Omar Habour è accusato di concorso in corruzione. Con un conto da 34,3 milioni di dollari presso la Banca Audi Saradar di Beirut, Habour, come si legge nelle carte dell’indagine, viene definito «faccendiere» dello «stretto entourage» dell’ex ministro e con il quale avrebbe avuto ‘rapporti economicì (tempo addietro sono stati registrati passaggi di denaro sospetti) da molti anni: secondo la ricostruzione di inquirenti e investigatori avrebbe riciclato parte del denaro della mazzetta da 198 milioni di euro. Denaro transitato su conti di società riferibili a Bedjaoui, per acquistare appartamenti a Parigi e anche un villa, grande quanto un castello, a Ramatuelle, in Costa Azzurra. Appartamenti e villa dove l’intermediario vicino a Chekib Khelil ha abitato con la sua famiglia e dove, come all’interno della casa parigina, sono stati trovati statue e quadri di valore tra cui due opere di Warhol, una di Dalì e una di Mirò. E sempre di Bedjaoui, ritenuto dai pm il presunto «collettore» di tangenti, sono alcuni immobili a Dubai, in zone extra lusso, come Emirates Hill. Ad Atallah invece, è contestato il reato di riciclaggio, per aver acquistato nel 2010 tre appartamenti a New York, uno sulla 5th Avenue per un valore di 28 milioni di dollari, e gli altri due, sempre nel cuore della ‘Grande Melà, per un valore di 18 milioni e 8 milioni di dollari. Nell’avviso di conclusione delle indagini vengono evidenziati anche i dettagli delle varie operazioni immobiliari con la relativa provenienza dei fondi. Per esempio, per acquistare l’appartamento in 5th Avenue, poco meno di un milione di dollari dei 28 pagati avrebbe avuto origine dal versamento da parte di Saipem di ‘commissionì a Pearl Partners, la società sui cui conti, ipotizzano i pm, sarebbe finita, suddivisa in più tranche, la presunta maxi tangente. Il milione di dollari sarebbe poi rimbalzato sempre su conti di società riconducibili a Bedjaoui a alla fine utilizzato per l’operazione immobiliare. Intanto per il filone principale dell’inchiesta, nel quale tra gli imputati figura l’ex numero uno di Eni Paolo Scaroni, l’udienza preliminare si aprirà davanti al gup Alessandra Clemente tra una settimana

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