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SINODO/ Vescovi verso lo scontro, il Papa cerca la soluzione

Fa profilare uno scontro molto acceso nel prossimo Sinodo di ottobre sulla pastorale familiare il primo screening delle risposte giunte dagli episcopati mondiali alla consultazione sui ‘Lineamenta’, il documento di base scaturito dalla sessione dell’autunno scorso. In queste settimane alla Segreteria del Sinodo si studia il materiale via via affluito dalle Conferenze episcopali, con cui verrà elaborato l«Instrumentum laboris’ come punto di partenza per i lavori della prossima assemblea, quella decisiva nel cammino sinodale sulla famiglia voluto da papa Francesco. E dall’esame dei dossier quello che emerge è l’esistenza di due ampi fronti contrapposti rispetto alle possibili innovazioni in materia di pastorale familiare, in particolare per quanto riguarda i due ‘nodi’ più dibattuti – tanto da aver già spaccato l’assemblea sinodale nella sessione dell’ottobre 2014 -, quelli della comunione ai divorziati risposati e dell’accoglienza verso gli omosessuali. Gli episcopati più ‘critici’ nei confronti di ogni apertura o innovazione in questi campi, e soprattutto sul rischio di mettere in discussione il dogma dell’indissolubilità del matrimonio, si stanno rivelando quello statunitense, diversi africani e i vari dell’Europa dell’Est. La preoccupazione di quelli africani, fatta emergere in questi giorni anche a margine delle visite Ad Limina durante le quali il Papa ha ricevuto i vescovi del Mali, del Congo, del Gabon, di Namibia e Lesotho, ha a che vedere soprattutto col loro doversi confrontare quotidianamente col problema della poligamia, tanto diffusa nel continente. La possibilità di ammettere la comunione per chi è unito in seconde nozze viene vista come un pericoloso varco in grado di incentivare, se non sdoganare nei fatti, la pratica poligamica. Gli est-europei, oltre a rivelare nella consultazione uno stampo particolarmente tradizionalista, si sono espressi con toni molto duri verso le ventilate innovazioni e non sono mancati vescovi che hanno avanzato il timore di veder mutuate pratiche in uso nella vicina Chiesa ortodossa, che ammette le seconde unioni, paventando quindi fughe di fedeli verso di essa. All’estremità opposta si stanno mostrando ancora una volta gli episcopati nord-europei, Germania e Svizzera in testa, che sono tra i pochi ad aver reso pubbliche le loro conclusioni e che in tema di ostia ai risposati e di accoglienza ai gay non nascondono più la loro distanza da Roma, annunciando persino che andranno comunque avanti nella loro strada, anche oltre le decisioni del Sinodo. Di tutti questi input il Papa è costantemente informato. Tanto da essere, sulla questione dei divorziati risposati, alla ricerca di una soluzione che faccia salve le aperture, da lui stesso incoraggiate nel segno della »misericordia«, ma senza cedimenti sul fronte della dottrina. Secondo fonti informate, infatti, si punta a far sì che dal Sinodo emerga un pronunciamento forte che ribadisca senza equivoci l’indissolubilità del matrimonio. Ma, allo stesso tempo, l’intenzione del Papa sarebbe quella di consentire, in determinati casi e nel quadro di un percorso ‘penitenziale’ e di ‘riconciliazione’, la riammissione ai sacramenti. Proprio quei sacramenti che Bergoglio, in dichiarazioni sia pubbliche sia riservate, ripete che non debbano essere negati. Del resto Francesco non teme lo scontro e la »franchezza« nella discussione. »Il garante è il Papa«, aveva già voluto rassicurare alla fine della scorsa sessione sinodale. E anche in questi giorni ha ribadito, parlando con i suoi stretti collaboratori: »le chiavi le ho io«.

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