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PENSIONI/Pronto decreto, rimborsi in base al reddito?

Il governo sceglie la via attesa della ‘progressività’ per sbrigliare la matassa delle pensioni, dopo lo stop della Consulta al congelamento dell’indicizzazione al costo della vita che potrebbe avere impatti sui conti pubblici valutati fino a 19 miliardi. Lo ha confermato lo stesso ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, annunciando che in settimana verrà varato il relativo decreto.

I rimborsi relativi al mancato adeguamento all’inflazione degli anni passati saranno dunque parziali e l’indicizzazione non sarà ripristinata totalmente. “Lo faremo in modo parziale e selettivo. Progressività e temporaneità, come dice la Corte Costituzionale, vuol dire evidentemente che sono le pensioni più basse che devono essere protette più di quelle alte”, ha spiegato Padoan in un’intervista al Messaggero. La norma sarà definita molto presto: “In settimana vareremo il decreto sulle pensioni” assicura il titolare del dicastero di via XX settembre.

“Il principio che ci sta guidando nel determinare un metodo che permetta di restituire una parte dell’indicizzazione” si basa su un “criterio di gradualità”, spiega Padoan. “Quindi tenendo conto delle fasce di reddito sia in termini di arretrati sia di trattamenti futuri. Ma allo stesso tempo occorre mantenere sostanzialmente intatta la struttura del Def”. Il ministro ricorda che se si dovesse ripristinare l’indicizzazione sulle pensioni, “l’Italia si troverebbe a violare il vincolo del 3%, l’aggiustamento strutturale e la regola del debito”.

Pare dunque confermarsi l’indirizzo anticipato nei giorni scorsi, che nella forma è indicato dalla stessa sentenza della Consulta. Il riferimento, da parte dei giudici stessi, alla progressività e ad altre misure del passato che non sono state dichiarate incostituzionali parlano da soli: avere una piena indicizzazione per le pensioni fino a 1.500 euro circa e poi a decalare per scaglioni di assegni, sembra una soluzione che possa mettere tutti d’accordo. Anche l’Europa, che mercoledì darà le sue raccomandazioni sui conti pubblici degli Stati membri e vuole essere rassicurata dall’Italia sul rispetto dei parametri di finanza pubblica (in primis il deficit al 3% del Pil), ma non dovrebbe dire nulla di particolare sul tema delle pensioni.

Le indicazioni arrivare dal titolare di via XX settembre rappresentano “l’inizio di una soluzione equa”, secondo Elsa Fornero, ministro nel governo che ha redatto il dl Salva Italia con premier Monti. Intervistata da Lucia Annunziata a In Mezz’ora, Fornero ribadisce che quella della Corte è per lei una sentenza “difficilmente comprensibile”, che non tiene conto della tensione e delle difficoltà in cui il dl fu approvato. La sentenza “rimette di nuovo al centro i cosiddetti diritti acquisiti, tema che dovremmo discutere con molta pacatezza e serietà. Si parla di diritti di persone già in pensione e bisogna domandarsi chi paga il conto. Se sono sempre i giovani, allora la considerazione amara è che non abbiamo nella nostra Costituzione una protezione delle generazioni future”, aggiunge Fornero

Sulla spending review, ha detto di nuovo Padoan al Messaggero, “stiamo lavorando con determinazione, in vista della prossima legge di stabilità. E posso dire con tranquillità che gli obiettivi aggregati saranno raggiunti e saranno migliorati i meccanismi con i quali la futura spesa sarà decisa”. E per quanto riguarda l’ accelerazione del recupero crediti da parte delle banche, il ministro spiega che il governo sta lavorando per delle misure che non hanno bisogno della luce verde di Bruxelles. “Le modifiche alla normativa fallimentare, finalizzate a una forte accelerazione del recupero crediti da parte degli istituti, sono ormai a buon punto”.

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