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GIRO/ Pozzovivo cade ma si salva , “non ricordo nulla”

Il dramma, la paura e la speranza. Il tutto in un lampo, prima della certezza del lieto fine. I corridori che prendono parte alla 3/a tappa del Giro d’Italia hanno percorso 95 chilometri e scalato l’ultima asperità di una giornata calda e luminosa, la Barbagelata, quando Domenico Pozzovivo perde il controllo della bici e finisce a faccia in giù sull’asfalto. La botta è violenta, le immagini terribili: la situazione sembra grave, da subito, perché lo sfortunato atleta è fermo. Immobile sul selciato. Cala il gelo sulla corsa rosa. E il pensiero va immediatamente al povero Wouter Weylandt che quattro anni addietro più due giorni perse la vita in una discesa del Giro, sempre da queste parti, verso Rapallo. «La botta è stata molto forte. Non ricordo cosa è successo e perché sono caduto. Mi ricordo che la discesa era impegnativa, forse mi è scivolata una ruota», racconterà poi, dalla camera dell’area alta intensità di cure del San Martino, a Genova, dove è ricoverato, lo stesso Pozzovivo. Un tifoso lo sposta sull’asfalto, rischiando di procurargli altri danni, poi arrivano i rianimatori che lo soccorrono e lo adagiano su una barella. Le notizie cattive fanno presto ad arrivare e menomale che anche quelle buone non tardano. E così subito il professor Tredici sottolinea che, «dopo essere stato spostato da una persona del pubblico e messo in una posizione un po’ pericolosa, il paziente ha subito un forte trauma cranico-facciale». Pozzovivo in serata viene sottoposto a una tac dall’equipe del professor Paolo Moscatelli, primario del pronto soccorso. «Volevo finire bene il Giro, mi fa male lasciare la corsa», le sue amare parole. Ha tuttavia di che consolarsi, perché poteva andare molto, ma molto peggio. Invece, come ha poi raccontato la dottoressa Elena Dellavalle, medico rianimatore, la prima ad accorrere, Pozzovivo «era orientato, collaborante e apparentemente non ha subito altri danni. Ha sempre respirato autonomamente». L’uomo di punta dell’Ag2r La mondiale «è stato trasportato – come ha detto Tredici – solo per una questione di opportunità» con l’elicottero nell’ospedale San Martino, a Genova. Ricordiamo ai tifosi di non toccare i corridori coinvolti in cadute, perché può essere molto pericoloso. Non sono i secondi che contano, ma la modalità d’intervento. Non conosciamo quella persona che si è avvicinata a Pozzovivo dopo la caduta«, risponde Tredici, a chi avanzava l’ipotesi che fosse un medico. Tac e risonanza hanno escluso problematiche a livello cerebrale. Per lo sfortunato corridore lucano ‘solo’ tre brutte ferite al volto. »Mi hanno messo dei punti – dice – e poi messo in contatto con i miei: ho detto loro che sto bene e che li aspetto«. Il corridore passerà in osservazione le prossime 24 ore. Il padre Leonardo ha confessato di avere »vissuto momenti di terrore«, poi è stato tranquillizzato dalle parole della fidanzata di Domenico, Valentina. Anche per lei è stata una giornata lunga. Un pensiero a Pozzovivo è arrivato da Michael Matthews, maglia rosa per il secondo giorno. »Ho visto la caduta – dice – ero quattro ruote dietro di lui, è stato terribile. Vedere un ragazzo con un tale talento a terra, spezza il cuore. Voglio dedicare questa vittoria alla squadra e a Pozzovivo«.

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