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Vaticano, via libera al primo accordo con lo Stato di Palestina

Per la prima volta le autorità vaticane e quelle dello Stato di Palestina si troveranno attorno ad un tavolo per firmare un accordo ufficiale. Alla vigilia dell’incontro che Abu Mazen avrà con papa Francesco nel prossimo fine settimana, nel corso del quale il presidente parteciperà anche alla cerimonia in piazza San Pietro per la canonizzazione di due religiose palestinesi, le due delegazioni diplomatiche hanno concluso il lavoro preliminare su un concordato che apre una nuova pagina nei rapporti ufficiali e traccia un solco per il riconoscimento internazionale dei due paesi, più volte sollecitato dal pontefice come soluzione della questione arabo-israeliana. Una svolta che non piace a Israele. Il portavoce del ministero degli Esteri israeliano si dice “deluso” per la decisione del Vaticano di riconoscere lo Stato di Palestina, aggiungendo che questa decisione non “contribuisce a riportare i palestinesi al tavolo delle trattative” per la pace.

In un’intervista all’Osservatore Romano, monsignor Antoine Camilleri, sottosegretario della sezione della Segreteria di Stato che si occupa delle questioni estere e capo della delegazione diplomatica vaticana, ha spiegato che l’accordo raggiunto elenca “diverse questioni riguardanti la vita della Chiesa e altre materie di comune interesse”. Si tratta dell’evoluzione di un dialogo iniziato nel 2000, quando per volontà di Giovanni Paolo II, la Santa Sede sottoscrisse una dichiarazione d’intenti con l’Organizzazione per la liberazione della Palestina. Quel testo prevedeva che la commissione proseguisse sviluppasse l’accordo, ma il negoziato è poi ripreso solo dopo il pellegrinaggio in Terra Santa compiuto nel 2009 da Benedetto XVI. Un anno dopo, le due delegazioni sono tornate a incontrarsi e a distanza di cinque anni si è arrivati ad un testo condiviso.

“Come tutti gli accordi che la Santa Sede firma con diversi Stati – ha dichiarato ancora Camilleri -, quello attuale ha lo scopo di favorire la vita e l’attività della Chiesa cattolica e il suo riconoscimento a livello giuridico anche per un suo più efficace servizio alla società”. Il testo ha un preambolo nel quale si esprime “l’auspicio per una soluzione della questione palestinese e del conflitto tra israeliani e palestinesi nell’ambito della Two-State Solution e delle risoluzioni della comunità internazionale”. Ci sono poi un capitolo sulla libertà religiosa e di coscienza, (“molto elaborato e dettagliato”) e altri che definiscono la libertà di azione della Chiesa, le sue proprietà e le questioni fiscali, il personale e la giurisdizione, lo statuto personale, i luoghi di culto, l’attività sociale e caritativa e i mezzi di comunicazione sociale che operano sul territorio palestinese.

Il Vaticano finora ha effettuato un riconoscimento delle autorità palestinesi, tanto che nell’annuario pontificio già da anni appare un “rappresentante dello Stato di Palestina”. E nel 2012, quando l’assemblea generale dell’Onu ha approvato la risoluzione che riconosce la Palestina quale stato osservatore, la Santa Sede, che ha anch’essa lo status di “osservatore” presso l’Onu, ha pubblicato una dichiarazione con la quale ha accolto con favore la decisione. “Anche se in modo indiretto – afferma ora monsignor Camilleri – sarebbe positivo che l’accordo raggiunto potesse in qualche modo aiutare i palestinesi nel vedere stabilito e riconosciuto uno stato della Palestina indipendente, sovrano e democratico che viva in pace e sicurezza con israele e i suoi vicini, nello stesso tempo incoraggiando in qualche modo la comunità internazionale, in particolare le parti più direttamente interessate, a intraprendere un’azione più incisiva per contribuire al raggiungimento di una pace duratura”. E un secondo accordo dovrebbe essere chiuso a breve dalle autorità vaticane anche con lo Stato d’Israele, con il quale, ha ricordato

Camilleri, dal marzo 1999 “sono in corso i negoziati in vista della conclusione del cosiddetto accordo economico, che – ha sottolineato il presule – è quasi pronto e che mi auguro possa essere presto firmato a beneficio di ambo le parti”.

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