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Codice etico, con rinvio a giudizio niente candidatura

Impegnare partiti e movimenti politici affinchè non vengano candidati soggetti coinvolti in reati di criminalità organizzata, contro la pubblica amministrazione, di estorsione ed usura, di traffico di stupefacenti, di traffico illecito di rifiuti e di altre gravi condotte. Il Codice etico approvato all’unanimità dalla Commissione Antimafia nel settembre del 2014, vedrà proprio con il prossimo election day del 31 maggio la prima, concreta applicazione. Auspicio dichiarato della Commissione che lo ha varato era di trasformare questo Codice in un disegno di legge che vada a integrare la legge Severino. «Penso che riusciremo a presentare un disegno di legge – disse la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi nel presentarlo – certo, ho visto quanta fatica abbiamo fatto a approvare la legge Severino. Immagino, quindi, che il percorso sarà molto più impegnativo». Il nuovo Codice etico non ha valore sanzionatorio ma è un invito morale alle forze politiche a presentare persone che rispondano a precisi requisiti. «In politica vanno compiuti gesti e scelte che la rendano inattaccabile e impermeabile ai poteri mafiosi», ha sottolineato in più occasioni Bindi, che del Codice è stata la relatrice. Il Codice etico è stato esteso ad una serie di reati che prima non venivano presi in considerazione come quelli contro la pubblica amministrazione; prevede poi un invito a non candidarsi al momento del rinvio a giudizio (e non al momento della condanna, come prevede la legge Severino); stabilisce la incandidabilità per almeno una tornata elettorale di coloro che siano stati sindaci in comuni sciolti per mafia e prevede che questa autoregolamentazione valga non solo per partiti, movimenti, liste per la designazione dei candidati alle elezioni europee, politiche, regionali, comunali e circoscrizionali, ma anche per i candidati sindaci delle città metropolitane e i presidenti delle Regioni e delle Unioni delle Province. Vengono infine estese queste regole alla designazione degli organi di amministrazione di enti pubblici, del consiglio di amministrazione dei consorzi, del consiglio e delle giunte delle unioni dei comuni, consigliere e presidente delle aziende speciali. Sulla base di questi principi la Commissione Antimafia farà nei prossimi giorni uno «screening» delle candidature in vista delle regionali del 31 maggio.

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