| categoria: politica

Prof e candidata Pd incalza Renzi: quella “buona scuola” non ci appartiene

Caro Premier,…. la Buona scuola «doveva essere un altro genere di lotta ma sta diventando altro, qualcosa che non appartiene al mondo degli insegnanti, che forse non appartiene nemmeno più al mondo della scuola». Lo constata con amarezza, in una lettera aperta al presidente del consiglio, Ada Fiore, mamma, insegnante e candidata nella lista del Pd nella circoscrizione di Lecce, in Puglia. «La Buona Scuola per come l’avevi mostrata doveva essere qualcosa di talmente efficace, efficiente, bello e soddisfacente da essere quasi rivoluzionaria» osserva la docente delusa dal risultato. «Insegnanti come me» suggerisce «andrebbero ascoltati non solo con molta attenzione ma con un autentico desiderio di dialogo». E mette nero su bianco le sue perplessità. «La scuola non è un’azienda» e, invece, «in questi ultimi anni – si legge nella lettera – si è appropriata persino di un linguaggio economico se è vero che il sistema di valutazione dei nostri ragazzi si misura con i ‘crediti’ e i ‘debiti’ e se è vero che i livelli di produttività delle singole scuole si misurano sulla base delle promozioni complessive a fine scrutinio». E poi c’è «la dignità dei professori, solo in questa nazione così mortificati e dei tanti giovani precari carichi di energie e saperi». «La buona scuola deve essere innanzi tutto una scuola giusta. Per questo occorre necessariamente introdurre sistemi di valutazione oggettivi che possano determinare un sistema di premialità. Ma non penso – scrive Ada Fiori – che si debba creare un clima di caccia alle streghe per verificare se il controllato tenuto a vista dal controllore, sia poi controllato da qualcun altro. Sarebbe come ricreare nella realtà il Castello di Kafka, e il tutto avrebbe un triste sapore paradossale. La Buona scuola deve immaginare un sistema di reclutamento efficace, ma non può penalizzare alcune classi di concorso che non trovano possibilità di inserimento nemmeno nell’organico funzionale con docenti che, dopo aver superato uno, due concorsi, partecipato a Ssis, e corsi di aggiornamento vari, si ritroverebbero a dover ricominciare una storia interminabile». Non solo. «Una buona scuola deve sicuramente porsi il problema della mobilità territoriale e della progressione di carriera. Ma le regole non possono essere diverse da quelle che valgono per tutto il settore pubblico. Una buona scuola non è quella che crea scuole di serie A e di serie B, ma è quella – osserva la candidata Pd – che è in grado di allontanare dalla scuola coloro (e sono una piccola minoranza) che non hanno voglia di insegnare o di far appassionare i giovani al sapere».

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