| categoria: sanità Lazio

VITERBO/ Villa Buon Respiro, chiudiamo. Dipendenti a casa e pazienti in carico alla Asl. A meno che…

E’un film già visto. La Regione è inadempiente, la Asl pure e il Gruppo San Raffaele (leggi Tosinvest, famiglia Angelucci) lancia il suo legittimo ultimatum: non ci sono le condizioni per proseguire una attività imprenditoriale complicata ed in perdita, Villa Buon Respiro, un centro di avanguardia nel campo della riabilitazione e in particolare in quella equestre va chiusa, dipendenti a casa e pazienti in carico alla Asl. Due elementi di pressione eficacissimi. Carlo Trivelli, presidente del Cda del gruppo, ha mandato una lettera al sindaco di Viterbo Leonardo Michelini e ai sindacati Cgil, Cisl e Uil. ”Decorsi 15 giorni – conclude la missiva – questa struttura dovrà sospendere l’attività con la conseguente messa in mobilità dei lavoratori, fino a che vengano riconsiderate le iniziative adottate. Conseguentemente, la Asl dovrà provvedere alla presa in carico dei pazienti”.
”Nei confronti del centro di riabilitazione – sostiene Trivelli -, nonostante l’emanazione del decreto di rinnovo dell’autorizzazione e di rilascio dell’accreditamento istituzionale, da parte della Asl di Viterbo e, quindi, della stessa Regione, sono state prese iniziative che rendono sempre più difficile la gestione della struttura e incidono, peraltro, su una gravosa gestione dovuta alla particolare tipologia di pazienti, come più volte rappresentato. Ci si riferisce in particolare – precisa – all’iniziativa della Asl di non consentire più le attività svolte negli anni precedenti per fronteggiare particolari esigenze assistenziali di taluni pazienti bisognosi di un maggior carico assistenziale con un organico aggiuntivo rispetto a quello previsto della normativa regionale di settore ivi compresa la guardia medica h 24, assistenza erogata anche durante gli eventuali ricoveri in ospedale e durante i soggiorni estivi presso strutture alberghiere. Questa decisione ha già obbligato il centro ad avviare una procedura per la messa a disposizione di 28 unità di personale”.
Trivelli, inoltre, accusa la Asl di pagare in ritardo le prestazioni e di voler certificare ”solo parzialmente, senza alcuna motivazione logica e normativa, le fatture relative alle attività per 20 prestazioni giornaliere semiresidenziali e 100 prestazioni giornaliere ambulatoriali autorizzate e accreditate il 28 luglio 2014, rivolte, come è noto, a bambini con gravi disabilità”. E ancora, stando a quanto scrive Trivelli, la Asl di Viterbo, ”nel proprio atto aziendale pubblicato il 21 aprile 2015 non ha indicato per Villa Buon Respiro quali attività autorizzate e accreditate quelle relative ai 100 trattamenti ambulatoriali e ai 20 posti semi residenziali, in contrasto con quanto previsto e non ha neppure provveduto a rettificare tale omissione come da noi espressamente richiesto, ingenerando ulteriori incertezze e criticità”. In sostanza, a queste condizioni assistere i pazienti assegnati è complicato, la gestione è in perdita. Perché un imprenditore dovrebbe comportarsi diversamente? La Asl di Viterbo, da parte sua, ha già risposto alla nota con la quale la San Raffaele annunciava la convocazione in via di urgenza del proprio consiglio di amministrazione per deliberare la sospensione dell’attività della struttura Villa Buon Respiro. ”Negli ultimi due anni – ha ribattuto – l’impegno dell’Azienda sanitaria locale, finalizzato a garantire la continuità dei servizi erogati presso la struttura di Villa Buon Respiro, è sempre stato costante, nonostante le vicende giudiziarie che hanno interessato il gruppo San Raffaele Spa. Tale impegno, con un grande sforzo di chiarezza e di trasparenza da parte della Asl, si è concretizzato con l’accreditamento della struttura Villa Buon Respiro e con la partecipazione consapevole di San Raffaele Spa in tutte le fasi dell’iter che hanno preceduto lo stesso accreditamento. In considerazione di quanto sopra esposto – conclude la Asl -, restano incomprensibili le motivazioni addotte per la sospensione delle attività, né si comprende quali atti la Asl di Viterbo e la Regione Lazio dovrebbero porre in essere per evitare tale decisione”. E’ un dialogo tra sordi. Ma si è arrivati troppe volte a questo punto per non pensare che una qualche via d’uscita non ci sia. Il San Raffaele ha il coltello dalla parte del manico, è solo un problema di cosa Asl e Regione possono dare in cambio?

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