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Renzi pressa la Ue, 24 rifugiati via dall’Italia?

«È impossibile, anche per i miei colleghi leader europei, pensare di chiudere gli occhi di fronte al dramma immigrazione. Non ci possono lasciare soli». Matteo Renzi scandisce bene le parole, poco prima di raggiungere i «colleghi leader» per la foto di famiglia del vertice europeo sul partenariato orientale. A Riga il tema immigrazione non è all’ordine del giorno. Ma Renzi non perde l’occasione per tornare in pressing. E per parlarne con il presidente francese Francois Hollande, l’alleato socialista che con il no alle quote per la redistribuzione dei rifugiati mette in discussione la proposta della Commissione sull’immigrazione, che l’Italia difende strenuamente. «C’è tutto lo spazio per trovare un’intesa – dice Renzi dopo il colloquio – non sono preoccupato». Il 27 maggio la Commissione Ue tradurrà in una proposta legislativa le comunicazioni approvate dopo il naufragio in cui hanno perso la vita 800 migranti. «Mi aspetto che confermi, precisando i numeri dei rifugiati oggetto di ricollocazione nei diversi Paesi, l’impostazione dell’agenda europea», dice il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che discute il tema con i colleghi a margine del vertice di Riga. «Un passo alla volta», è la strategia del governo italiano. Dopo che la commissione, «come crediamo», avrà «quantificato» la ricollocazione dei rifugiati, si aprirà il confronto per «trovare un compromesso» che abbia la maggioranza nel Consiglio europeo del 25 giugno. In mattinata a Bruxelles si riuniscono i capi di gabinetto per esaminare la bozza di proposta della Commissione. Ed emergono le prime, provvisorie, cifre, su cui si continuerà a trattare fino a mercoledì. Sarebbero 40mila i richiedenti asilo da trasferire da Italia e Grecia ad altri Stati Ue: circa il 60% – 24mila – andrebbero via dal nostro Paese. L’Italia però verrebbe richiamata ad assolvere ai propri obblighi di raccolta di impronte digitali e registrazione di tutti i migranti. E per chi è senza documenti si ricorrerebbe ad ‘hotspot’, centri dove ci sarà la presenza anche di specialisti di Frontex. Dalla sua il governo italiano, sottolinea Gentiloni, confida di avere un «sostegno potenziale molto forte del Parlamento europeo». Ma la partita vera si giocherà al livello di capi di Stato e di governo, in vista del passaggio decisivo di fine giugno. Hollande, nei colloqui a margine del vertice di Riga, avrebbe confermato di essere contrario alle ‘quote’ di ricollocazione per ciascun Paese, ma non al principio di redistribuzione. «L’Europa deve creare centri nei Paesi di origine o transito», dichiara il presidente francese ai giornalisti: «Renzi mi ha detto che l’Italia non vuole essere lasciata sola nell’accoglienza», racconta. Il presidente del Consiglio ha parlato con Hollande, ma anche con Angela Merkel, anche nel corso dell’aperitivo che giovedì ha aperto il vertice. E si dice fiducioso su un’intesa. Ma l’Italia tiene alta la guardia: «Mi preoccupa il diffondersi di posizioni contrarie alla condivisione dello sforzo», confessa Gentiloni. E Renzi: «Ai miei colleghi ho detto che possono avere le idee che vogliono, ma non consentiremo alle loro coscienze di riposare a 387 metri di profondità, che sono quelli in cui oggi giace una barca con 500, 600, 700 persone. Noi daremo loro sepoltura». Ma in Italia il centrodestra prova a togliere voti al Pd renziano proprio sull’immigrazione. «Le regionali saranno un referendum tra chi vuole l’immigrazione e chi non la vuole», proclama Matteo Salvini. E Giovanni Toti, candidato in Liguria, dice che se vincerà dirà no ai profughi nella Regione. «Non intendiamo rinunciare a secoli di civiltà in nome di un voto cripto-leghista o di una paura demagogica», replica Renzi. Ma Silvio Berlusconi lo accusa di debolezza sul tema quote: «Il governo dovrebbe dire: si fa così! Altrimenti, si possono metter in atto delle rappresaglie dure».Nel frattempo a Bruxelles i tecnici sono al lavoro per convincere la Francia e altri paesi a rientrare nel gioco delle quote.

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