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Tsipras, stop agli errori del passato. Ma non convince la Merkel

Anche il vertice di Riga finisce senza veri passi avanti per la Grecia. Alexis Tsipras, che ha chiesto e ottenuto il faccia a faccia con Merkel e Hollande, si dice «molto ottimista», ripete che «presto potremo raggiungere una soluzione di lungo termine» e «senza gli errori del passato». Ma le due ore e un quarto di trilaterale notturno con la Cancelliera ed il Presidente nell’albergo che ospita i leader per il summit sul partenariato orientale, non regalano aperture. Francia e Germania, spiega l’inquilino dell’Eliseo, «sono al servizio del futuro accordo» affinché «ci possa essere» e perché «possa essere applicato». Ma Merkel e Hollande erano usciti senza sorrisi dall’incontro col greco. E la mattina dopo martellano: «È con le tre istituzioni, Commissione, Bce e Fmi» che la Grecia deve trattare per trovare l’accordo. Senza il quale «non si sblocca» la liquidità necessaria ad Atene per rimborsare il miliardo e mezzo di euro dovuto entro di giugno, e prima di tutto i 300 milioni per il Fondo Monetario Internazionale che scadono il 5 del mese. Data limite che Hollande evoca. Sottolineando: «Quello che interessa è sapere cosa la Grecia può portare come risposta» ai creditori. Ed anche se il portavoce di Tsipras insiste che si sono fatti «sostanziali progressi», a sentire Angela Merkel «c’è ancora molto, molto lavoro da fare». Che sarà «duro» per il Brussels Group, come fanno eco dalla Commissione. Insomma non c’è spazio per ulteriori partite di poker politiche. I governi sotto programma, tutti Ppe, non accettano sconti alla Grecia. E non è forse un caso che a Riga non siano venuti lo spagnolo Rajoy e l’irlandese Kenny. Ma in realtà è evidente che nessuno dei diciotto dell’euro è disposto a cedere. Nei corridoi di Riga oggi Tsipras ha parlato con tutti e prima di ripartire ha avuto un incontro con Jean Claude Juncker, l’unico che, «impegnato personalmente», sembra pronto ad offrire soluzioni di compromesso per evitare un altro terremoto per l’euro. Ma dalla Germania arriva la voce che Schaeuble avrebbe evocato la possibilità di una «valuta parallela» che Atene potrebbe adottare per rimandare il problema della liquidità. Ipotesi smentita prima dal francese Sapin, poi – blandamente – dal portavoce del ministro delle finanze tedesco. Ma il fatto stesso che se ne parli dà il senso di un messaggio politico: non è vero che il coltello è dalla parte del manico del debitore. I nodi concreti sono ormai noti: la riforma delle pensioni, l’avanzo primario, le correzioni al mercato del lavoro ed il regime delle aliquote Iva. Da Atene fanno sapere di aver proposto la cancellazione delle esenzioni per le isole. E spiegano che sull’Iva sarebbero disposti a minimi cambiamenti delle tre aliquote attuali (da 6,5%, 13,5% e 23% a 7%, 14% e 22%), che è molto lontano dalla richiesta del Brussels Group di due sole (11% e 23%). Dopo l’incontro con Juncker, fonti vicine a Tsipras, tornano a dire che il lussemburghese ha riconosciuto «progressi significativi». Ma l’obiettivo resta quello di «completare il programma in corso», senza deroghe. E la prossima occasione per un confronto sarà l’appuntamento giovedì e venerdì prossimi a Dresda, col G7 economico che di fatto è il club dei grandi creditori di Atene.

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