| categoria: politica

Renzi per sindacato unico? Cgil-Uil, roba da regimi totalitari

Il premier Matteo Renzi rivela che gli «piacerebbe arrivare un giorno al sindacato unico», senza più «sigle su sigle». La reazione, stizzita, dei sindacati non si fa attendere: è una «concezione che esiste solo nei regimi totalitari», gli replica senza mezzi termini il numero uno della Cgil, Susanna Camusso. E come lei, il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, richiama i «Paesi totalitari» per dire che lì ci sono «esperienze del genere» e comunque ciò riflette «il modello dell’uomo solo al comando». Il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, pur con toni diversi respinge ugualmente l’idea di un sindacato unico e con essa di una legge sulla rappresentanza sostenendo che «non serve a niente alzare polveroni o buttare benzina sul fuoco», piuttosto «il governo si occupi dei problemi veri», a partire da crescita e lavoro. Il progetto di costruire un sindacato unico è allo studio in Fca, sul modello di quello americano e tedesco: riguarderebbe le sole sigle firmatarie del contratto Fiat (Fim, Uilm, Fismic che circa un mese fa ha preso l’iniziativa, Quadri e Ugl) ed escluderebbe la Fiom. La Fim sarebbe disponibile, la Uilm no. Tornando al botta e risposta con il premier, il tema del sindacato, per Camusso, è «quello del sindacato unitario». E non unico che, all’opposto, è «una concezione concettualmente sbagliata – spiega al Gr Rai – perché presuppone che la totalità di orientamenti e la rappresentanza di tutti i soggetti, anche diversi, che vi sono nel mondo del lavoro, vengano inclusi in un pensiero unico che non fa parte della modernità». Barbagallo non risparmia l’ironia: «E per il fronte imprenditoriale, dove c’è una pletora di associazioni? Anche per loro pensa ad un unico soggetto? In realtà, sembra che Renzi voglia far prevalere il modello dell’uomo solo al comando e intenda esportare questa sua idea anche nel mondo del lavoro e del sociale». Il leader della Uil rimarca che «noi, invece, siamo per un sindacato riformista e unitario». A sottolineare che servono «sindacati responsabili e riformatori» è il numero uno della Cisl, che chiede al governo di aprire «un confronto» sui temi «veri» (crescita, occupazione, giovani, investimenti, redditi) con il sindacato. Un tavolo con il governo e nello specifico con il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, è in programma per mercoledì pomeriggio, quando il ministro ha convocato le organizzazioni sindacali, le associazioni datoriali e il forum del terzo settore. Al centro dell’incontro, i decreti attuativi della legge delega lavoro, il Jobs act, tra i quali quello sulla riforma degli ammortizzatori sociali. Che porterà, dunque, ad una revisione della cassa integrazione, nei limiti della durata (con un tetto nuovo), nei contributi e nella platea (allo studio l’ipotesi di estenderla alle imprese sotto i 15 dipendenti), puntando sui contratti di solidarietà. Come scritto già nella legge delega, sarà «impossibile» autorizzare la cassa straordinaria in caso di cessazione di attività aziendale mentre verrà previsto l’accesso alla cig solo a seguito dell’utilizzo delle possibilità contrattuali di riduzione dell’orario di lavoro. Prevista anche una maggiore contribuzione da parte delle aziende che più la utilizzano. Salvo cambiamenti, gli ultimi decreti attuativi del Jobs act (oltre agli ammortizzatori, sono attesi quello sull’Agenzia delle ispezioni e dell’impiego, insieme al Testo semplificato dei contratti e dei rapporti di lavoro) dovrebbero arrivare in Consiglio dei ministri nella settimana di inizio giugno (la delega scade il 16).

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