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Il requiem “allegro” di Wolfgang Amadeus Mozart

Domenica 24 maggio alle ore 21 presso la Chiesa di San Biagio a Tivoli, si svolgerà in ricordo del M° Antonio Cordici, l’esecuzione del Requiem K 626 di W.A. Mozart per Soli Coro ed Orchestra dell’Accademia Ergo Cantemus. L’opera, il cui titolo completo è Messa da Requiem in Re minore k 626 fu scritta dal grande Musicista nel 1791 poco prima di morire. Questo componimento, rimasto incompiuto (e poi portato a termine da Franz Xaver Süssmayr), è stato l’ultima espressione del Genio musicale di Mozart. Ma come nacque l’idea di scrivere un requiem e per altro ad un’Artista che amava l’allegria anche nella musica? Dietro questo “lavoro” esiste un mistero che da secoli continua a tramandarsi nella storia della musica oltre che nella vita del Musicista. Sembra infatti che una notte presso l’abitazione del compositore tedesco, bussò alla porta un anonimo committente vestito con una maschera carnevalesca e dei soldi all’interno di una sacca. Questa misteriosa persona incaricò Mozart di comporre una messa da morto nell’arco di quattro settimane, dietro una ricompensa di 50 ducati. Il Compositore, che aveva bisogno di denaro, accettò l’incarico. Secondo un’ipotesi formulata dallo scrittore francese Stendhal, Mozart cercò con tutte le sue forze di capire per chi stesse lavorando ma, avendo una salute tutt’altro che di ferro, quando le forze cominciarono a venir meno prese sempre più piede nella sua mente la convinzione che quell’opera fosse proprio per lui. Al termine delle quattro settimane, l’uomo mascherato tornò a farsi sentire e poiché il Requiem non era stato ancora compiuto, offrì a Mozart altri cinquanta ducati ed un tempo di altri 28 giorni. Purtroppo nemmeno questa estensione temporale fu sufficiente in quanto nella notte del 5 dicembre 1791, il grande Compositore morì per cause misteriose. Nel celebre film “Amadeus” (1984), diretto da Milos Forman, il regista formulò un’ipotesi fantasiosa ma di forte contenuto narrativo; il misterioso committente mascherato altri non era che Antonio Salieri, il musicista italiano che, invidioso della genialità del giovane collega, avrebbe cercato di impossessarsi dell’opera per apporvi poi la sua firma. Oggi gli storici sono concordi nel ritenere questa versione dei fatti più surreale che veritiera. Sta di fatto che, come accennato precedentemente, Mozart morì lasciando l’Opera incompiuta. La parte che fu totalmente scritta dal musicista salisburghese fu l’Introitus: Requiem aeternam e poi della stesura del componimento scrisse solo le parti principali, come nel Confutatis Maledictis in cui fece in tempo a redigere le parti vocali. Il suo amico Franz Xaver Süssmayr ebbe con molta probabilità modo di accedere ad appunti e bozze di Mozart. Constanze Mozart dirà anni dopo che “in mezzo al noto disordine in cui il marito lavorava Süssmayr trovò vari “foglietti” con degli appunti”: la veridicità di quest’affermazione sta in un inizio di fuga sull’Amen alla fine del Lacrimosa, abbozzata su un foglio contenente anche appunti riferiti ad altri lavori. In ogni caso ciò che sorprende tanto l’orecchio “esperto” quanto quello “profano” è un’allegria di fondo che ha da sempre accompagnato le composizioni Mozartiane e che si ritrova straordinariamente anche in un’opera così drammatica qual è quella del Requiem. Si direbbe che anche di fronte alla morte, Mozart abbia voluto contrapporre quello spirito goliardico e spensierato che ha caratterizzato tutta la sua musica fino all’ultima nota dell’ultima opera. Ed anche questo è un’ulteriore testimonianza della genialità di quest’uomo. Il suo corpo fu gettato in una fossa comune assieme ai poveri di Vienna ma ancora oggi, per fortuna, noi possiamo ascoltare ciò che è uscito dalle sue dita e soprattutto dalla sua mente. Stefano Boeris

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