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Appalti all’ospedale di Caserta, il primo sciolto per infliltrazioni mafiose

Il Sant’Anna e San Sebastiano è stata la prima azienda ospedaliera in Italia ad essere sciolta per infiltrazioni camorristiche. La decisione del Governo è arrivata il 21 aprile scorso, poco più di due mesi dopo i 24 arresti tra funzionari e politici in cui emersa con evidenza la prova dei condizionamenti dei clan Zagaria e Iovine nella gestione degli appalti dell’ospedale casertano. Lo stesso ministro dell’Interno Alfano sottolineò l’eccezionalità dello scioglimento. L’arrivo della commissione prefettizia ha messo fine ad un vero e proprio «calvario gestionale» per l’importante struttura sanitaria casertana, iniziato nel novembre del 2013 con l’arresto dell’allora direttore generale Francesco Bottino per appalti concessi ad un imprenditore colluso con il clan Belforte di Marcianise. La Regione nel gennaio 2014 nominò il commissario Paolo Sarnelli, rimasto in carica per sei mesi fino al giugno dello scorso anno, quando venne designato direttore generale Luigi Muto; in quel periodo all’ospedale erano in corso le verifiche antimafia della commissione d’accesso inviata dalla prefettura di Caserta, che però non accertò le infiltrazioni camorristiche, emerse solo mesi dopo grazie al lavoro della Dda di Napoli. Degli appalti «inquinati» all’ospedale si è interessato anche il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone, che qualche giorno dopo gli arresti del gennaio scorso si recò dal direttore generale Muto per occuparsi di alcuni appalti sospetti concessi dall’azienda e ancora in corso; poche settimane dopo, il prefetto di Caserta Carmela Pagano, aderendo proprio alla proposta di Cantone, ha poi commissariato l’appalto per il servizio di gestione e manutenzione degli ascensori dell’ospedale gestito dalla ditta Komè s.r.l. che se l’era aggiudicato pochi mesi prima. (ANSA).

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