| categoria: In breve, Senza categoria

Riassetto per Mediolanum, fusione con Banca Mediolanum

Riassetto in casa Doris: la quotata Mediolanum, la holding del gruppo con in capo anche le attività assicurative, si fonde nella controllata Banca Mediolanum, che ne prenderà così il testimone venendo quotata in Borsa. L’operazione, che si dovrebbe completare entro fine anno, è destinata a razionalizzare la struttura del gruppo, accorciare la catena di controllo, creare più efficienza nell’organizzazione e gestione, migliorando redditività, fermi restando i marchi ormai ‘storicì della società. La fusione avverrà riconoscendo un concambio alla pari dei titoli di Banca Mediolanum agli attuali azionisti Mediolanum. E dovrà essere approvata dall’assemblea straordinaria della holding, prevista in prima convocazione il 29 settembre (il 7 ottobre in seconda convocazione o il 18 novembre in terza convocazione). Visto il cambio di statuto, nel riassetto sarà garantito anche un diritto di recesso ai soci, al prezzo di 6,611 euro per azione, rispetto a una chiusura oggi a Piazza Affari a 7,95 euro. Mediolanum ha comunque subordinato l’operazione al fatto che il controvalore da pagare per gli eventuali recessi non superi complessivamente i 100 milioni. Serviranno poi l’autorizzazione di Banca d’Italia, l’ammissione a quotazione sul Mta delle azioni di Banca Mediolanum, oltre al via libera Consob alla pubblicazione del prospetto informativo per la quotazione delle azioni della banca. Intanto Mediolanum ha annunciato oggi di voler puntare sul credito alle piccole e medie imprese, con un piccolo investimento di 5 milioni di euro nel fondo chiuso di diritto irlandese di Tenax Capital, la società londinese guidata da Massimo Figna. Si tratta di un fondo che punta non ad investire nel capitale ma in finanziamenti o minibond di lungo periodo delle pmi. «Siamo all’inizio di un periodo di sviluppo – ha commentato l’A.d di Mediolanum e fondatore Ennio Doris – e pensiamo ci siano le condizioni per poter erogare credito» anche in forme indirette come i fondi, che non assorbono capitale, o lo fanno solo in parte. Il gruppo Mediolanum fa capo per il 36,3% a Ennio Doris e alla moglie Lina Tombolato, mentre il 30,1% è della Fininvest di Silvio Berlusconi, cofondatore con Doris dell’impresa. In ottobre Banca d’Italia e Ivass hanno disposto la discesa della Fininvest sotto il 9,9% di Mediolanum, a causa alla perdita da parte di Berlusconi dei requisiti di onorabilità previsti per i gruppi bancari. Fininvest ha fatto ricorso e indicativamente la sentenza del Tar del Lazio è attesa ora tra un paio di settimane. Sul tema Doris non ha fornito oggi aggiornamenti: «aspettiamo il Tar. È un tema delicato, staranno valutandolo bene», ha solo detto. E si è poi chiamato poi fuori dalle ipotesi di venir coinvolto in uno scambio o swap con Mediobanca sulla partecipazione del 3% di Generali che l’istituto di Piazzetta Cuccia intende cedere: «Io non investo in azioni ma solo in fondi», ha detto Doris. Mediolanum e Doris sono alleate paritetiche in Banca Esperia: «vale molto, è una porta d’ingresso al risparmio gestito in Italia», ha detto Doris, ricordando di essere in attesa di un acquirente che ne valorizzi adeguatamente il 50%. «Esperia non è più strategica per noi. Quando gli stranieri arriveranno pagando più di quello che avrebbero potuto avere a meno, venderemo», ha detto. Il patron di Mediolanum ha infine escluso che l’azienda possa valutare il voto maggiorato: «Non abbiamo mai ragionato sul voto multiplo, nè ci ragioneremo», ha detto.

Ti potrebbero interessare anche:

San Camillo, ancora aggressioni al Pronto Soccorso?
BASILICATA/ Mentre Matera esulta Potenza è al dissesto, domani test cruciale
Pistorius: è omicidio, condannato a sei anni di carcere
Nizza, incendio su una nave Moby Lines: evacuati i passeggeri, ferito membro dell'equipaggio
IL PERSONAGGIO/ Tre vite in una e un sogno, il camice bianco. Micaela si svela
A Ostia bar gestito da ragazzi disabili



wordpress stat