| categoria: sanità

La cartella clinica accessibile solo per quattro pazienti su dieci

Un’anamnesi o una storia di vita e malattia nella cartella clinica? È la domanda a cui cerca di rispondere il questionario online condotto nel progetto europeo ‘Store’ (Story Telling on Record), coordinato dal Centro nazionale malattie rare dell’Istituto superiore di sanità, partendo dal presupposto che il vissuto del paziente possa facilitare il percorso di diagnosi e cura basato sulla medicina delle evidenze. Solo 20 pazienti su 100 hanno un’unica cartella clinica, e solo 4 su 10 possono avere accesso diretto alla cartella e la possibilità di integrarla. I primi risultati del progetto, che ha monitorato lo stato dell’arte della cartella clinica, sono stati resi noti oggi all’Iss. «Si tratta di dati importanti per comprendere quanto il vissuto del paziente sia considerato accanto alle evidenze cliniche nel percorso di diagnosi e cura – afferma Domenica Taruscio, direttore del Centro nazionale malattie rare dell’Iss – Serve a capire che medicina vogliamo praticare oggi, visto che è la stessa scienza che ci mette di fronte all’importanza della diversità biologica individuale. Lavoriamo su progetti come Store – continua – per capire come fare emergere, valorizzare il vissuto e includerlo nelle evidenze essenziali nella pratica clinica». Il progetto, coordinato per il Cnmr da Amalia Egle Gentile, ha scattato dunque una fotografia dell’utilizzo della cartella clinica attraverso un campione di 6 Paesi europei: Italia, Bulgaria, Grecia, Repubblica Ceca, Spagna e Turchia. Ebbene, nel 75% dei casi le cartelle cliniche sono in formato sia cartaceo sia elettronico. Poco meno di metà dei partecipanti usa cartelle cliniche ‘episode-based’, solo nel 20% dei casi ogni paziente ha una sola cartella clinica. Nell’80% dei casi la cartella clinica è utilizzata da medici e altri professionisti sanitari: il 60% infermieri, il 30% terapisti della riabilitazione e solo in minima parte psicologi, assistenti sociali e altro personale. Solo nel 40% dei casi, inoltre, il paziente può leggere la cartella clinica. Di questi, solo il 67% può accedere all’intera cartella e nel 13% anche integrarne le informazioni direttamente. E ancora. Dalla ricerca emerge che il 70% dei professionisti sanitari per lo più utilizza la cartella clinica esclusivamente per registrare informazioni cliniche. Circa il 40% integra informazioni rilevanti fornite dal paziente. Oltre il 30% la utilizza per annotare anche commenti e considerazioni personali (di questi, il 75% sono info accessibili e condivise con altri specialisti). Infine: circa il 20% la utilizza per comunicare via web con altri specialisti o per un consulto. In più dell’80% dei casi è possibile integrare la cartella clinica solo con informazioni scritte. Soltanto nel 17% dei casi è possibile includere altri formati come immagini audio e video. «Sono dati che ci suggeriscono l’importanza di ottenere un modello integrato che dia spazio alla partecipazione della persona con una patologia – conclude Taruscio – utile per formulare la diagnosi e accompagnare la persona nel percorso clinico e favorire una migliore adesione alle cure».

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