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GOVERNO/ Renzi pronto a sfatare la “sindrome dei due anni”

Una sindrome da ‘governo interrotto’ dopo due anni rischia di colpire i leader espressi dal centrosinistra? La circostanza che attorno al premier Matteo Renzi si ricominci a parlare di problemi per la maggioranza se non addirittura di elezioni anticipate fa inevitabilmente ricorrere alla memoria gli esempi dei precedenti. Nella seconda Repubblica, si ricordano i casi del primo e del secondo esecutivo guidato da Romano Prodi (l’Ulivo nel ’96-98 e l’Unione nel 2006-2008), e dei due consecutivi di Massimo D’Alema (dal 1998 al 2000). A negare la possibilità di una ‘coazione a ripetere’ che si allunghi come una ‘sindrome dei due anni’ anche su Matteo Renzi, interviene il costituzionalista, ed ex senatore Pd, Stefano Ceccanti, che all’Adnkronos spiega: «È un’impostazione che non regge e che non condivido e ci sono almeno due buoni motivi legati a due differenze rispetto agli esempi citati». «Oggi -spiega il professore- ci troviamo in una situazione in cui, diversamente da allora, il presidente del Consiglio è anche segretario del maggior partito della maggioranza: le sue eventuali dimissioni da palazzo Chigi non lo farebbero decadere dalla carica di segretario del Pd e si andrebbe certamente alle elezioni anticipate, elemento, questo, che è fattore di stabilizzazione dell’equilibrio attuale. In secondo luogo, il Parlamento all’epoca era spaccato in due: a uno schieramento che implodeva, un altro era pronto a farsi avanti. Oggi il Parlamento è ‘balcanizzato’. Nessuno è in grado di rappresentare un’alternativa: per questo il governo è più forte di quanto non appaia».

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