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Mannoia, a settembre in Arena festa per 46 anni di carriera

Sarà la festa per i 46 anni di onorata carriera quella che Fiorella Mannoia ha fissato per il 7 settembre all’Arena di Verona, approdo di un lungo tour iniziato nel 2014 la promozione di un lp e condensato da una discografia e segnata collaborazioni con le più significative firme della musica italiana. Superati i nove lustri («ormai sono vicina agli anni dei Pooh») l’artista sta vivendo una nuova vita come produttrice per il nuovo disco di Loredana Bertè. Le due donne non hanno lavorato insieme né tanto mai si sono frequentate e forse è per questo che Fiorella Mannoia ha deciso di intervenire per realizzare il disco della collega. «Ci sentiamo quasi tutti i giorni – confida in una conferenza stampa improvvisata nel backstage dei Wind Music Awards -. È stata questa una buona occasione, straordinaria, per vederci per la prima volta sul palco insieme. È un incontro tardivo ma molto sentito». L’impegno è nato per caso. Le due si erano sentite per telefono e Loredana le aveva annunciato che voleva incidere un nuovo disco per i suoi 40 anni di carriera. «Perché non me lo produci? Mi ha chiesto Loredana – ricorda Mannoia -. Ho accettato, ed è una veste nuova che mi sta dando tante soddisfazioni. Sarà un disco di duetti, fatto da tutte donne, tutte le colleghe si sono strette intorno a lei perché Loredana se lo merita, perché è un pezzo della nostra storia. Lo è anche sua sorella, Mia Martini, alla quale Loredana, nel nuovo disco, dedica una canzone». Parlando della fatica live, Mannoia sottolinea che non voleva fare «una tournee celebrativa. Ho cercato di rendere gli spettacoli in maniera ironica, autoironica, anche attraverso gli abiti che ho indossato nel corso degli anni, a partire da quelli del ’60 passando a quelli casti ed essenziali fino ai primi anni 2000 quando mi sono un po’ scollacciata». Oltre alla Bertè, Mannoia non anticipa il nome degli altri ospiti: «Saranno volti noti e ben conosciuti dal pubblico». In scaletta anche canzoni di altri autori come De Gregori, Battiato, Vasco Rossi per «rendere anche un omaggio a tutti quelli che mi hanno accompagnato durante questo lungo percorso. Io – osserva – ci metto del mio, non faccio la finta modesta. Ho le mie doti di interprete ma non sarei qua se non avessi cantato certi brani». Mannoia segue con attenzione le nuove realtà del panorama musicale a partire dai rapper come J-Ax «anche se è così lontano da me. Mi piace anche Mengoni. Ci sono belle novità. Sono incuriosita da quello che succede. Penso che la curiosità sia l’elisir di lunga vita e ritengo che la vecchiaia non esiste: è solo uno stato mentale». Mannoia è convinta «che la musica non deve passare per forza attraverso i talent. Non dovrebbe essere così, ci dovrebbero essere dei programmi televisivi, come una volta o come il francese Taratata che abbiamo sempre desiderato avere come format in Italia dove i big cantano dal vivo, dove c’è uno spazio dedicato alle nuove proposte. Oggi la musica in tv non c’è più – ammette con un po’ di tristezza -. Ma penso che se fatta bene la musica tira ancora. Il servizio pubblico dovrebbe fregarsene un po’ dell’audience e darci uno spazio anche in seconda serata. Ma visto che la direzione è quella, in tutto il mondo, dobbiamo prenderne atto. L’unica preoccupazione dei talent è che questi ragazzi si trovano di fronte un successo inatteso, facendo percorso inverso rispetto al nostro. Noi – ricorda – ci siamo formati e cresciuti, abbiamo saputo comunicare con il pubblico, abbiamo fatto esperienza, abbiamo calcato palchi. Non si può insegnare questo mestiere. Solo l’esperienza te la da. Il palco ha delle regole che si imparano solo stando lì sopra. Da una parte – prosegue – quelli dei talent sono più facilitati, dall’altra, invece, rischiano che siano solo un fenomeno effimero. Questo è l’unico rischio che hanno ma è una buona opportunità e dipende solo da loro. Questo non è un punto d’arrivo ma di partenza». Mannoia guarda alle nuove tecnologie ed ha un buon rapporto con i social: «Li uso – spiega – non molto per parlar di me, ma per commentare notizie, aprire dibattiti, sentire il pensiero delle persone su alcune vicende. Internet – conclude – è come il cervello umano, viene usato al 3% delle sue possibilità».

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