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IL PUNTO/ Solo le paure di Renzi tengono in piedi Marino

di Carlo Rebecchi
A teatro, tre atti sono una scelta strategica. Nel primo si delineano i personaggi, nel secondo si entra nella storia e nell’intrigo; nel terzo arriva in genere il “gran finale”, spesso sotto forma di un “coup de theatre”, il momento in cui, come in un thriller, si scopre chi è l’assassino, o il mandante. In molti, nella Capitale, si chiedono se questo non sia anche il copione di Mafia Capitale. Una domanda che nel Partito Democratico, che ha il maggior numero di indiziati, per di più dal peso politico di gran lunga superiore a tutti gli altri, sta provocando fibrillazioni che per alcuni sono già vero e proprio panico. Con mezza Giunta capitolina agli arresti o indagata, il sostegno pubblico del PD a Ignazio Marino è un’etichetta che un nuovo episodio, magari anche di poco conto, potrebbe far scivolare via; e la calma del “marziano” di facciata. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, la situazione è fluida, liquida. E potrebbe rimanerla fino a quando il rappresentante del Governo, il prefetto Gabrielli, presenterà il suo rapporto al ministro dell’ interno Alfano, per indicare se il Roma è da commissariare in vista di elezioni la primavera prossima, oppure no.

Per la gente comune, romani compresi, il “tutti a casa” – riferito ovviamente ai politici di Roma Capitale – è la soluzione più sperata. Il disgusto per come gli eletti, e decine e decine di funzionari dell’amministrazione capitolina, hanno “truffato” le speranze di tanta gente per bene non è destinato a scomparire in breve tempo. Gli onesti, delusi, rischiano di lasciarsi andare a scelte estreme. La Lega di Matteo Salvini e il M5S di Beppe Grillo lo hanno capito e sono già partiti all’assalto del Campidoglio. Del resto non hanno tutti i torti. In qualsiasi altra città, dopo che anche la Cassazione ha riconosciuto la matrice mafiosa dello scandalo di Roma, il Comune sarebbe già stato commissariato. A Roma non si può fare, o almeno finora Matteo Renzi si è opposto, per più di un motivo. Nel disordine: perché sta per aprirsi il Giubileo e per l’immagine dell’Italia una Roma Capitale “commissariata per Mafia” avrebbe effetti devastanti; perché se si votasse a breve, senza il traino delle elezioni politiche, gli strateghi del Pd prevedono a Roma una vittoria del voto di protesta, cioè dei “grillini”.

Sono queste due paure del partito di Renzi a tenere in vita per il momento il “Marziano”. Il premier-segretario del PD ha fatto capire più volte, da quando è al governo, di non avere in simpatia Marino, se non altro perché come si può giustificare un sindaco che non solo sceglie degli assessori che non hanno i requisiti per far parte del governo della città sceglie ma non si accorge di nulla, ma proprio di nulla, di quello che di sporco e di corrotto avviene nella sua Giunta? Molte delle “verità” ufficializzate dal procuratore capo Pignatone erano nell’aria, la gente comune ne parlava da tempo. Purtroppo i partiti di rado fanno al loro interno quello che proclamano come imperativi assoluti. E’ così che si tollerano i corrotti; e ricatti e controricatti vanno poi a imbrogliare la matassa in modo tale che, quando tutti sono coinvolti, non ci sono più rimedi indolori.

E’ questa, probabilmente, la strada che la politica seguirà per uscire dalla “Terra di mezzo” nella quale sinistra e destra hanno trasformato i partiti in ricettacoli del malaffare. A Roma è nata una nuova sottospecie della mafia, una “mafia politica” che si mette a disposizione dei corruttori e, anche se non provoca spargimenti di sangue, uccide lo stesso: uccide le speranze degli onesti che, quando mettono la scheda nell’urna, sognano di migliorare il paese per se stessi e per i loro figli. Gli effetti si vedono: Roma è sempre più alla deriva, non ha più coesione sociale, è ridotta ad una città – sia detto senza offesa – di tipo mediorientale; non è un caso se t ante vie e tante piazze, a cominciare da quelle più prestigiose – per esempio fontana di Trevi, Termini, Borgo – sono ormai trasformate in veri e propri suk. Dicono che Renzi, in privato, avrebbe sostenuto che a Roma “sono da cacciare via tutti”. Per farlo dovrebbe però avere una visione strategica per Roma, oltre che per il Paese; e non è detto che l’abbia su entrambi i piani. Ma non si sa mai; e se il terzo atto fosse veramente quello conclusivo?

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