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SINISTRA/ Landini, faremo politica, ma non ingabbiati in un partito

Ogni lunga marcia, diceva Mao Tze Tung, comincia con un piccolo passo. E il primo passo Coalizione Sociale lo ha fatto oggi, con la giornata di apertura dell’assemblea nazionale al centro congressi Frentani a Roma. Per adesso più che di lunga marcia, Maurizio Landini, che questo appuntamento lo ha promosso insieme alla Fiom e a decine di sigle della più varia natura e matrice, preferisce parlare di ‘percorso’ che, allo stato, nessuno può prevedere quanto sarà lungo. «Per noi – racconta uno dei collaboratori più vicini a Landini – è già difficile stabilire cosa potrà dire Maurizio domani nel suo intervento di chiusura. Passo dopo passo decideremo cosa fare e come procedere, cercando di aggiustare il tiro strada facendo». Punto fermo è capire se il seme piantato da decine di associazioni, coordinamenti, comitati, cartelli, donne e uomini, giovani o meno giovani, che provano quotidianamente a dare una risposta diretta, sul territorio e nella società, all’incombere della crisi economica, all’arretramento dei diritti, del lavoro, dell’istruzione, della salute e del welfare, al degrado dell’ambiente e delle città, ma anche a rendere più sopportabile la povertà e meno amara la solitudine, possa far crescere un albero che fruttifichi. L’idea è fare un’altra assemblea a settembre-ottobre. Una verifica per stabilire se c’è lo spazio per lavorare su una ‘griglia di temi’ di primario interesse di un mondo che mette insieme una moltitudine di istanze diverse e nei campi d’azione più differenti. Si pensa al referendum come strumento di democrazia diretta e di espressione non mediata dell’orientamento popolare. Non uno solo, piuttosto un pacchetto di 3-4 o 5 quesiti insieme, in maniera che abbiano un effetto ‘moltiplicatore’ nella partecipazione e garantiscano il raggiungimento del quorum. Un pò quello che avveniva con le campagne referendarie dei Radicali. L’obiettivo è incidere politicamente su leggi come il Jobs Act o sulla ‘Buona Scuola’, anche attraverso la presentazione in Parlamento di proposte di legge di iniziativa popolare. Insomma mollati gli ormeggi si naviga a vista, con una qualche indiscutibile certezza: Coalizione Sociale non diventerà un partito e Landini non ne sarà il leader. «La prossima volta ve lo dirò in cinese – ha risposto oggi quasi stizzito il segretario della Fiom all’ennesima domanda sul partito – Coalizione sociale è nata fuori dai partiti, per ricostruire la politica. Non mi faccio ingabbiare dal partito. Inizia un percorso che vuole essere democratico al massimo. L’obiettivo è unire tutto quello che è stato diviso e di rimettere al centro della discussione tutto quello che è stato cancellato: diritti, un’idea diversa di sviluppo e sostenibilità ambientale, riqualificazione e rigenerazione delle città, sia dal punto di vista economico che morale. Questo va insieme a tutto quello che riguarda il diritto al sapere, lo studio e l’istruzione». Nei giorni scorsi, gli viene fatto notare, Nichi Vendola ha detto che è maturo il momento per costruire -in tempi rapidi- una forza di sinistra rinnovata nei contenuti e, soprattutto, nella classe dirigente: giovane e proveniente dalle lotte sul territorio. «Che lo facciano! Se ci riescono mi fa piacere ma noi vogliamo essere un’altra cosa». Insistono: Pastorino, il risultato della Liguria, Civati, lo spazio a sinistra… «Voi il cinese non lo capite -ribatte il segretario della Fiom- a me tutto questo non interessa. Dentro i recinti noi non ci stiamo. Ho detto che vogliamo ricostruire la partecipazione democrazia rimettendo al centro i diritti negati, rispondendo ai problemi pratici delle persone: la mancanza di lavoro, della casa, l’impossibilità di curarsi o di studiare o tutta questa ingiustizia della madonna che vediamo intorno a noi».
Questi sono i problemi -ripete- e noi vogliamo ricostruire la pratica per risolverli. Mi sembra che tutto questo vada oltre la dimensione destra-sinistra-centro e che non è richiudibile dentro questo schema. Capisco che è difficile da spiegare ma stiamo cercando di fare una cosa diversa. Parliamo alle persone, non ai partiti e saranno le persone a decidere cosa fare, se il nostro progetto li può interessare. Se uno all’inizio di un percorso sa già come va a finire, vuol dire che si è messo d’accordo prima e noi non ci siamo messi d’accordo con nessuno. I problemi sono grandi -conclude Landini- e noi non pensiamo che esista qualcosa che possa risolverli in quattro e quattr’otto, tutti insieme». Domani si ricomincia per la giornata conclusiva. Sono previsti gli interventi di Stefano Rodotà e il discorso finale di Maurizio Landini. Dopo di che si avvierà il lungo e laborioso lavoro di elaborazione di ciò che è stato detto oggi nei 4 tavoli di discussione su altrettanti temi. Proposte e soluzioni concrete su Saperi e Conoscenza (scuola, università e ricerca); Rigenerare le città (difesa degli spazi pubblici e diritto all’abitare); Economia, politiche industriali e cambiamenti climatici; Unions: il lavoro che cambia, i diritti e il welfare arretrano. Come costruire campagne per dare risposte concrete a disoccupazione, diseguaglianze, sfruttamento e precarietà. Il programma serale prevede ‘pizza popolare’ e finale di Champions league al Suntime Lapse, uno stabile di 14.000 metri quadrati nel quartiere san Giovanni in disuso da anni, occupato, riqualificato e messo a disposizione della collettività con spazi sociali, teatro, laboratori d’arte, una palestra per lo sport popolare e abitazioni.

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