| categoria: Scienza

Rete di elettrodi iniettata nel cervello con una siringa

L’elettronica diventa così piccola e flessibile da poter essere iniettata nel corpo attraverso una siringa con un ago dal diametro di un decimo di millimetro.
Il primo tentativo è stato fatto all’Università di Harvard, dove una microscopica rete di elettrodi è stata iniettata nel cervello di topi vivi per monitorarne l’attività: dopo cinque settimane il dispositivo si è integrato con le cellule nervose senza scatenare gravi effetti collaterali, come dimostrano i risultati pubblicati sulla rivista Nature Nanotechnology.

Questo primo successo ”potrebbe avere una portata rivoluzionaria – afferma il coordinatore dello studio Charles Lieber – perchè apre nuove frontiere per l’esplorazione dell’interfaccia tra strutture biologiche ed elettroniche”. I nuovi dispositivi iniettabili potrebbero essere usati per monitorare costantemente l’attività del cervello, portando ad una svolta nel campo delle neuroscienze, oppure per stimolare i tessuti e indurre la rigenerazione dei neuroni, aprendo nuovi orizzonti nel trattamento di malattie neurodegenerative e paralisi.

Ad oggi, l’impianto di dispositivi elettronici nel cervello (come nella stimolazione cerebrale profonda per il Parkinson) viene eseguito con ”tecniche piuttosto rozze”, sottolinea Lieber. ”Che si tratti di inserire una sonda di silicio o polimeri flessibili, si può scatenare un’infiammazione dei tessuti che rende necessario cambiare il punto in cui si pratica la stimolazione. Con i nostri dispositivi elettronici iniettabili, invece, è come se non ci fossero. Sono milioni di volte più flessibili e hanno dimensioni paragonabili a quelle delle strutture sub-cellulari. Li definirei ‘neuro-fili’, nel senso che sono adatti ad interagire con i neuroni”.

La rete di elettrodi iniettata nel cervello dei topi ha dimostrato tutte queste proprietà. Una volta fuoriuscita dall’ago della siringa, ha impiegato meno di un’ora per riprendere quasi completamente la forma originale senza perdere funzionalità. Sistemata in due aree diverse del cervello, è riuscita a integrarsi con i neuroni senza scatenare una risposta immunitaria nel breve periodo e provocando danni minimi ai tessuti vicini.

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