| categoria: Roma e Lazio

MAFIACAPITALE/ Zingaretti senza pudore, da noi anticorpi contro gli “squali”

Il Pd non si tocca, va difeso ad ogni costo e senza pudore, come se non fosse successo niente, nessuna responsabilità nello scandalo di mafia capitale. Da una parte il commissario del Pd Roma Matteo Orfini che definisce le giunte di Ignazio Marino e Nicola Zingaretti «protagoniste di una battaglia contro la criminalità». Dall’altra lo stesso Zingaretti che in prima persona dall’Aula del Consiglio regionale, pur parlando di una inchiesta che ha portato alla luce un «quadro corruttivo drammatico di proporzioni inaudite» difende la sua amministrazione come pulita e rimanda al mittente le richieste di dimissioni, avanzate in primis dal M5s e dal centrodestra con una mozione di sfiducia. «Eravamo circondati da un mare di squali – afferma – ma gli anticorpi che abbiamo inserito in questi due anni hanno tutelato le istituzioni». Si è combattuta oggi lungo il fronte Campidoglio-Pisana la battaglia delle amministrazioni a guida Pd coinvolte nell’ indagine Mafia Capitale contro gli ‘assediantì delle opposizioni. Ieri la bagarre in Campidoglio, oggi i cori ‘onestà onesta« a margine della seduta di Consiglio regionale, ma la sostanza degli attacchi resta la stessa. Il M5s, che ieri chiedeva di defenestrare Marino, si è oggi presentato con una mozione di sfiducia per Zingaretti. »Onestà è più facile negli slogan che negli atti«, ha replicato il governatore ai pentastellati, senza però nascondersi: l’inchiesta non è stata certo »una meteora in un giardino pulito«, spiega, perchè negli ultimi anni »era chiaro l’affermarsi di una vera mutazione genetica del concetto di azione politica«. Noi però, rivendica Zingaretti, siamo stati »un argine« anche se »probabilmente non sufficiente: se non fosse esplosa l’inchiesta – ammette – alcuni disegni criminali sarebbero potuti esplodere anche da noi«. Pone però dei paletti al giustizialismo senza distinguo: »Nei partiti non sono tutti uguali, guai a mettere tutti nello stesso sacco, gettare nel fango le persone perbene«. E ribadisce: la Regione Lazio sarà parte civile nel processo contro Carminati & Co, a luglio arriverà »una bozza di protocollo di legalità sui lavori pubblici« a cura dell’Osservatorio regionale per la Sicurezza (nel quale il governatore ha auspicato entri presto un membro della Dia), e da ottobre partiranno seminari anti-corruzione rivolti a mille amministratori locali. Anche i democrat, ha sottolineato Orfini dopo un colloquio con il sindaco Marino in Campidoglio, vogliono ripartire dalla base: sabato ripartirà il tesseramento del Pd Roma, mentre il 19 giugno »sarà presentata alla Festa dell’Unità la mappatura dei circoli fatta da Barca, e procederemo alla chiusura di quelli ‘cattivì«. Dimissioni del sindaco? Una ipotesi »mai esistita – secondo Orfini – i cittadini giudicheranno nel 2018«. Anche perchè ormai, »Pd Roma e amministrazione sono dalla stessa parte, e così sarà fino alla fine del commissariamento«, e il coinvolgimento della giunta capitolina nell’indagine della procura »è nulla di rilevante, nè politicamente nè penalmente«. Sono gli stessi diretti interessati – il vicesindaco Luigi Nieri e l’assessore al Patrimonio Alessandra Cattoi – a difendersi dai sospetti di essere collusi con la ‘cupolà: »Buzzi? Mai sentito nè incontrato« afferma la seconda, mentre l’esponente di Sel si dice sicuro di sè: »Se qualcuno fosse mai venuto a bussare alla mia porta l’avrebbe trovata sbarrata«. Non tutti però sono disposti a dare ulteriore fiducia agli inquilini del Campidoglio: il sindaco, arrivato in piazza Santi Apostoli per la fiaccolata dei sindacati, è stato accolto da cori che ne chiedevano le dimissioni, partiti da un gruppo di lavoratori della Multiservizi.

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