| categoria: Il Commento

Un’emergenza senza fine

strong>di Maurizio Del Maschio
Quanto sta accadendo in questi giorni riguardo alla massiccia ondata migratoria nel nostro Paese,
non sembra schiodare il governo e la maggioranza che lo sostiene dalla pervicace politica di
semplicistica accoglienza che continua a perseguire.
È sterile prendersela con l’Unione Europea e le sue tergiversazioni. L’atteggiamento dei Paesi
membri, volto a non voler accogliere le masse di coloro che giungono sulle nostre sponde in modo
così caotico e senza i necessari controlli, è giustificato dal pressapochismo della nostra
organizzazione. Sono le stesse autorità di polizia a lamentare le carenze organizzative, la mancanza
di adeguate e chiare regole di comportamento. Per identificare le persone ci si attiene a norme che
possono essere efficaci in uno scenario normale, ma non certo in presenza di flussi di tale portata. In
presenza di un simile imponente flusso, è logico che occorrono mesi per verificare se chi è giunto
nel nostro Paese lo ha fatto perché semplicemente cerca lavoro o perché è profugo di un Paese in
guerra o in guerra civile e ritiene di essere nelle condizioni di richiedere asilo. Inoltre, coloro che
vengono raccolti nei centri di accoglienza, tendono ad andarsene rapidamente e possono farlo in
assoluta libertà. Così facendo, se ne perdono le tracce prima ancora di averli identificati. Nessuno
può garantire circa la loro buonafede, se sono persone perbene o malintenzionati o, peggio, cellule
terroristiche infiltrate.
Inoltre, assistiamo ad una sorta di rivolta dei sindaci e di alcune regioni, non governate dalla sinistra
che appoggia il governo, che denunciano l’impossibilità di continuare ad accogliere queste masse di
diseredati che si preannunciano sempre più massicce nell’immediato futuro. È pretestuoso, da parte
del Presidente del Consiglio e del Ministro degli Interni, affermare che ci si attiene ad una legge
varata sotto la Presidenza di Silvio Berlusconi e con Roberto Maroni Ministro degli Interni, come se
la responsabilità di quanto sta accadendo sia loro. Tale legge era stata varata per far fronte ad
emergenza temporanea e di proporzioni molto più limitate di quella attuale. Le leggi devono
tempestivamente regolare i fenomeni che accadono, ma non possono prevedere il futuro. Compete a
chi ha il potere in una determinata fase della vita del Paese far fronte tempestivamente alle
situazioni che si presentano. L’emergenza di oggi non è paragonabile a quella di alcuni anni fa. Va
ricordato che, allora, la norma che prevedeva il coinvolgimento dei comuni nell’accoglienza
riguardava un numero limitato di “migranti” e che i successivi accordi con il rais libico avevano
fermato i flussi migratori. Oggi, invece, si assiste ad un’ondata senza precedenti sostenuta da
un’organizzazione senza scrupoli di nuovi schiavisti che speculano sulle sofferenze di persone che
non si sa neppure perché si sono allontanate dai propri Paesi, se l’hanno fatto volontariamente o
costrette. Ciò che è peggio, non si fa nulla per mettere fine ad una tale immorale barbarie. A ciò si
aggiunge pure la speculazione che sulla migrazione si fa anche da noi, dal momento che il
fenomeno è divenuto un business di dubbia legalità che può avere conseguenze serie anche sullo
stesso governo nazionale.
Ora assistiamo allo scaricabarile di un governo che smista le masse di sbandati fra i vari comuni
senza un’apparente logica. Infatti, sono stati inviati “migranti” anche in piccoli comuni che ora si
trovano a fronteggiare problemi di accoglienza e di ordine pubblico per essi insostenibili. Oppure,
vengono smistati in località balneari dove le attrezzature ricettive sono destinate al turismo. Si
segnalano comuni che si sarebbero visti arrivare pullman carichi di persone senza che i sindaci
fossero stati previamente informati. Questa è l’immagine dell’inefficienza di una pubblica
amministrazione obsoleta, inadeguata alle esigenze attuali.
Va altresì ricordato che i sindaci sono certamente i legittimi rappresentanti della popolazione
comunale, ma legalmente sono pure funzionari statali. Un tempo, la fascia tricolore da essi
indossata era infatti fissata alla cintura, proprio per indicare i due aspetti delle loro funzioni: uno
relativo alla rappresentanza “dal basso” e l’altro relativo a quella “dall’alto”. Si tratta di un retaggio
ottocentesco che la nostra obsoleta costituzione ha mantenuto. Pertanto, sotto questo profilo, i
sindaci devono sottostare alle direttive dei prefetti, che sono i rappresentanti dello Stato in sede
locale.
Tutto l’impianto dello Stato italiano è da riformare, da adeguare allo scenario della società italiana e
del contesto internazionale che è radicalmente e rapidamente mutato negli ultimi decenni.
L’inefficienza e l’inadeguatezza della nostra organizzazione, si sono manifestate ancor più con il
triste spettacolo offerto, in particolare, dalle stazioni ferroviarie di Roma e di Milano e dal valico di
frontiera di Ventimiglia. Oggi non si profila solo un problema legato all’emergenza umanitaria, ma
anche un problema di ordine e di sicurezza pubblica e un problema di emergenza sanitaria, dal
momento che sono stati accertati numerosi casi di scabbia e di malaria e Dio solo sa se anche altre
malattie, contagiose o no, vengono portate nel nostro Paese. Non va dimenticato che le accoglienti e
disinvolte aperture delle frontiere hanno portato al riapparire di malattie da tempo debellate e
divenute sconosciute alle nostre latitudini, come la tubercolosi e persino la lebbra.
Non bisogna incoraggiare la paura? Credo che prioritariamente non si debba incoraggiare la
faciloneria, l’inettitudine, il pressapochismo, la tendenza a minimizzare che caratterizzano questo
governo in simili frangenti, sostenuto da mezzi di comunicazione compiacenti. Non si può certo
gettare la croce addosso agli altri Paesi europei se ora ci invitano ad arrangiarci, dal momento che
siamo stati noi a consentire una simile vergogna. La voce grossa il governo avrebbe dovuto farla
quando Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia hanno creato il caos in Libia ma, guarda caso, proprio
in quel periodo, il governo Berlusconi fu costretto alle dimissioni su pressione dell’Unione Europea.
È ciò che sta accedendo pure in Ucraina: gli altri continuano a fare affari e noi subiamo i
contraccolpi delle sanzioni alla Russia. In politica estera noi abbiamo da tempo perduto anche quel
poco di prestigio e dignità che Luigi Einaudi, Alcide De Gasperi e Gaetano Martino ci avevano fatto
riguadagnare nel dopoguerra.

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