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Adottati o abbandonati, più facile risalire alla madre

Primo via libera nell’Aula della Camera alla proposta di legge che amplia la possibilità per il figlio adottato, o comunque non riconosciuto alla nascita, di conoscere le proprie origini biologiche. Il testo unico è stato approvato a Montecitorio a larghissima maggioranza, ed è stato profondamente modificato in Aula con emendamenti della commissione che sono stati frutto di una lunga mediazione. Il Pd è soddisfatto. «Abbiamo fatto un buon lavoro che garantisce il diritto delle donne all’anonimato al momento del parto e quello di figli non riconosciuti a conoscere le loro origini», sostiene Alessia Morani. Attualmente, l’adottato, al compimento dei 25 anni, può accedere alle informazioni sui genitori biologici a meno che la madre non si sia avvalsa del cosiddetto ‘parto anonimo’, chiedendo di non essere nominata negli atti di stato civile. La situazione si complicherebbe con il Codice della privacy il quale prevede che siano passati almeno 100 anni per accedere al certificato di assistenza al parto o alla cartella clinica contenenti i dati personali che rendono identificabile la madre che abbia dichiarato di non voler essere nominata. Il testo approvato a Montecitorio cambia le cose. Ecco come: ACCESSO IDENTITÀ BIOLOGICA. Il figlio non riconosciuto alla nascita, quando compie 18 anni, può chiedere al tribunale dei minori di accedere alle informazioni sulle proprie origini e sull’identità dei genitori biologici qualora la madre naturale abbia revocato l’anonimato o sia deceduta. REVOCA E CONFERMA ANONIMATO. Fermo restando il diritto della donna all’anonimato del parto, è sempre possibile la successiva rinuncia. La revoca va però resa dalla madre con dichiarazione autenticata dall’ufficiale di stato civile e deve contenere indicazioni per risalire a luogo e data del parto e all’identità del nato. La dichiarazione andrà trasmessa senza ritardo al tribunale dei minori del luogo di nascita del figlio. Al contrario, la madre che ha partorito in anonimato, decorsi 18 anni dalla nascita del figlio, può invece confermare la propria volontà comunicandola al tribunale dei minori. DIRITTO ALL’INTERPELLO. In mancanza di revoca, il figlio non riconosciuto può comunque chiedere al tribunale dei minori di contattare la madre per verificare se intende mantenere l’anonimato. L’interpello può essere chiesto una sola volta e va assicurata la massima riservatezza (vige l’obbligo del segreto) tenendo conto di età, stato di salute psico-fisica e condizioni familiari e socio-ambientali della donna. Per l’interpello si ricorre preferibilmente ai servizi sociali. Di fronte all’interpello, la madre può revocare l’anonimato o confermarlo. In quest’ultimo caso, rimarrà definitivamente sconosciuta e il tribunale autorizzerà solo l’accesso alle informazioni di carattere sanitario. L’interpello varrà solo per le informazioni sanitarie anche nel caso in cui la madre, alla maggiore età del figlio, abbia riconfermato di non voler essere nominata. IL PARTO ANONIMO. La partoriente che non vuole essere nominata va informata, anche per iscritto, della facoltà di revoca senza limiti di tempo o di conferma dopo 18 anni e in futuro del diritto del figlio all’interpello. I medici comunque raccoglieranno tutti i dati sanitari non identificativi e li comunicheranno al tribunale dei minori dove è nato il figlio. NESSUN DIRITTO PATRIMONIALE. L’accesso all’identità biologica non legittima né azioni di stato né il diritto a rivendicazioni di carattere patrimoniale o successorio. REGIME TRANSITORIO. Nel caso di parto anonimo precedente all’entrata in vigore della legge, se entro un anno la madre conferma davanti al tribunale la propria volontà non sarà più possibile l’interpello salvo che per l’accesso alle sole informazioni sanitarie.

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