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Renzi, scuola ultima campanella. Se salta niente assunzioni

Matteo Renzi e le promesse di assunzioni nella scuola

L’ultima proposta di mediazione arriverà domattina sul tavolo della commissione Cultura. I relatori della maggioranza presenteranno un testo del ddl scuola modificato negli aspetti più critici, dalle commissioni di valutazione degli insegnanti, alle assunzioni dei precari. Ma se le opposizioni, come sembra probabile, resteranno sulle barricate con migliaia di proposte di modifica, «potrebbe non esserci altra via», spiegano dal governo, che portare direttamente il testo in Aula e approvarlo con un voto di fiducia già giovedì prossimo. In serata, però, dalla presidenza del Senato giunge al Pd un avvertimento sulla procedura da seguire e sulla necessità che soprattutto su un tema così delicato non ci siano strappi regolamentari. Un «cartellino giallo», lo definiscono a Palazzo Madama, che, senza entrare nel merito dell’eventuale scelta della fiducia, segnala che il ddl scuola è stato approvato alla Camera come collegato alla legge di bilancio. E per questa ragione, in base all’articolo 126 bis 2 quinquies del regolamento del Senato, il maxiemendamento del governo non potrà arrivare direttamente in Aula, ma dovrà essere presentato prima in commissione e necessiterà del parere della Bilancio. Alla segnalazione fonti Pd rispondono però che «i senatori democrat conoscono il regolamento e non hanno bisogno di suggerimenti». Sulla scuola «deciderà il Parlamento», dice intanto Matteo Renzi. Alle Camere la responsabilità di decidere del destino dei 100.700 precari per i quali la riforma prevede la stabilizzazione. «Se il ddl passa, ci saranno le assunzioni, se non passa o non passa in tempo le assunzioni saranno quelle del turn over, che sono circa 20-22 mila persone», scandisce il premier. Se le opposizioni, gli fa eco un senatore renziano, «decideranno di sabotare la riforma, dovranno assumersi anche la responsabilità di far saltare le assunzioni». Perché se sindacati, minoranza Pd e Sel continuano a chiedere un decreto per le stabilizzazioni, la posizione di Renzi resta irremovibile: «È il modello di scuola che cambia. Se rimane il sistema attuale» non si possono prendere 100 mila prof, perché poi «cosa gli fai fare?». Questa settimana, dunque, al Senato si consumerà il tentativo di portare a casa la riforma e con essa le 100 mila assunzioni. E anche se i tempi sono ormai molto stretti perché tutti i nuovi insegnanti siano in cattedra a settembre, la soluzione tecnica sarebbe ‘regolarizzare’ tutti fin da subito sul piano giuridico, per poi introdurli nel sistema nel corso dell’anno. Inoltre, come punto di mediazione, potrebbe essere garantito un punteggio aggiuntivo ai ‘quota 36’ al primo concorso del 2016 e potrebbe essere inserita nelle 100mila assunzioni la quota di idonei 2012. E ancora: dovrebbe essere modificata la composizione della commissione di valutazione dei docenti, elevando a quattro la rappresentanza degli insegnanti, più un genitore e uno studente. Mentre potrebbe non essere accolta la richiesta della minoranza dem di inserire anche una valutazione esterna. Allo School bonus, poi, dovrebbe essere fissato un tetto di 100mila euro. Sul testo lavoreranno probabilmente fino a notte fonda relatori e governo, perché un «testo di sintesi» possa essere presentato domattina alle 10.30 in commissione. A quel punto il presidente Andrea Marcucci darà un termine per i subemendamenti. Se, dopo questo ulteriore momento di riflessione, la maggioranza verificherà che non ci sono le condizioni per andare avanti in tempi rapidi, chiederà al governo – forse in una riunione dei capigruppo già domani pomeriggio – di portare il testo, trasformato in maxiemendamento su cui porre la fiducia, in Aula. Ogni scelta «dipenderà dalla risposta dell’opposizione», conferma il ministro Stefania Giannini. Perché con migliaia di emendamenti e i numeri ristretti in commissione, andare avanti diventa difficile. Le opposizioni, però, non indietreggiano. «Renzi fa il furbo», accusa Nichi Vendola. E il M5s: «È disperato, cerca un capro espiatorio». Trentadue associazioni e sindacati presentano un appello al governo perché faccia le assunzioni per decreto e «riveda profondamente l’impianto del ddl evitando forzature e ricatti politici». La minoranza Pd, che ha visto accolte alcune delle sue proposte ma reputa la mediazione ancora non sufficiente, continua a invocare un decreto sui precari e attacca. Ma se il governo mettesse la fiducia sul provvedimento difficilmente, spiegano i senatori della minoranza Pd, potrebbero votare contro.

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