| categoria: sanità Lazio

Ifo-Spallanzani, lo ammette anche il subcommissario: accorpamento sbagliato

«Non si capisce quale ratio ispira il previsto accorpamento dei 2 IRCCS pubblici nel Lazio, l’IFO e lo Spallanzani». Lo ha affermato Patrizia Di Berto, responsabile Sanità Fp-Cgil Roma e Lazio, nel corso della sua relazione al convegno ‘Il futuro degli IRCCS’ organizzato al Ministero della Salute. «Entrambi gli IRCCS – ha argomentato – costituiscono eccellenze sullo specifico ambito e sono centri Hub e strutture di riferimento nel Lazio con funzioni di coordinamento delle reti regionali assolvendo ad un ruolo guida. Per queste ragioni pensiamo sia necessario passare da un’idea di accorpamento e svilimento ed una politica di sviluppo, in una regione in cui il pubblico risulta sempre più contratto ed il privato convenzionato ed ex classificato rappresenta oltre il 50% dell’offerta sanitaria». Alle parole della responsabile Fp-Cgil ha replicato il Sub Commissario Sanità della Regione Lazio, Giovanni Bissoni, che ha ammesso di avere qualche dubbio sul fatto che oggi tutto gli istituti «stiamo effettivamente assolvendo ai propri compiti. In quei luoghi è certo che ci sono eccellenze e che si fa ricerca ad alto livello, ma ho dei dubbi che rappresentino quelle eccellenze descritte nella relazione». Ad ogni modo «il percorso verso l’unificazione – ha aggiunto – ha trovato un intoppo di carattere procedurale: ora dobbiamo affrontare con maggiore chiarezza il futuro dei due istituti ma questa discussione deve camminare di pari passo con la ricollocazione più chiara dell’IFO Spallanzani nell’ambito della rete regionale». «Regione ed autorità nazionali – ha concluso – devono definire con chiarezza, nei prossimi mesi, il contesto istituzionale dei due istituti: la Regione farà la sua parte nell’ambito della programmazione ma abbiamo bisogno della sponda delle due strutture e dei professionisti che i lavorano». Secondo il Commissario Straordinario degli Istituti IFO-Spallanzani, Marta Branca, «una forte sinergia, fermo restando la propria autonomia e la specificità rispetto alle patologie curate, può portare solo dei benefici ad entrambi gli istituti. Una sinergia che in alcuni settori già esiste».

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