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Letta, via alla scuola di politiche. Per 25 studenti selezionati da Emma Bonino e dall’economista Pascal Lamy

UNA scuola di politiche. E una scommessa sul futuro di ragazzi tra i 19 e i 25 anni. Enrico Letta lo aveva annunciato in tv da Fabio Fazio, e ora l’esperimento diventa realtà. Sul sito dell’ex premier si raccolgono le domande di iscrizione fino al 30 giugno. Alla fine i selezionati dai due garanti Emma Bonino e Pascal Lamy, economista francese ed ex commissario Ue, saranno venticinque. Una scrematura che si baserà unicamente sui curricula e sui video di presentazione degli interessati. Si parte il primo ottobre. Si andrà avanti fino a maggio. Senza costi per gli studenti: la partecipazione è gratuita, e per chi dovrà sostenere costi di viaggio più onerosi (le lezioni si terranno a Roma) si studieranno forme di sostegno.

“E’ aperta a tutti, indipendentemente dai percorsi di militanza o di appartenenza. Insomma, non è una scuola del Pd, ma un percorso che proponiamo ai giovani che sentano passione per il bene pubblico e le istituzioni, dice Marco Meloni, il parlamentare che coordinerà l’iniziativa. Tra i docenti, oltre allo stesso Enrico Letta che dirigerà il modulo sull’Unione Europea e seguirà personalmente tutti gli altri, professori universitari con esperienze significative anche nelle istituzioni, o comunque nella gestione delle politiche. Tra i temi, dopo l’Europa, lo Stato, la globalizzazione, le politiche di settore (welfare, ambiente, giustizia etc.), la comunicazione, l’innovazione.

Ma non si tratterà di moduli “freddi”. Al venerdì mensile di lezione full time si aggiungeranno conferenze e seminari tematici aperti anche ai non studenti. Lectio magistralis si terranno a inizio e fine corsi e durante l’anno la scuola di politiche promuoverà visiste “ragionate” alle sedi istituzionali italiane ed europee. Ad attraversare trasversalmente l’intero percorso il contatto digitale tra docenti e ragazzi, chiamati a farsi anche on line parte attiva della didattica.

La scuola di politiche promette di diventare un appuntamento fisso e di crescere negli anni. I prossimi, quelli decisivi per dare la Paese una classe dirigente nuova e curiosa e ma al tempo stesso capace di comprendere – e sciogliere – le complessità. Un contributo in prima persona al tentativo, difficile ma doveroso, di riallacciare un filo tra giovani generazioni, politica e istituzioni. E poi lasciare che siano loro, i 30enni di domani, a tesserlo nell’Italia che cambia.

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