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La casa di Albertone si trasforma nella casa dei romani. L’attore avrebbe avuto 95 anni

Sono passati 12 anni da quando la “maschera” di Roma rispondente al nome di Albero Sordi ha preso le vesti di un angelo, salendo nel paradiso degli Artisti. Il 24 febbraio del 2003 infatti l’Albertone nazionale ci salutava definitivamente lasciandoci in eredità le sue battute e la sua cinematografia. La celebre villa in cui l’attore risiedeva dal lontano 1958 è stata da sempre uno dei punti di riferimento dei romani che passavano nella zona delle Terme di Caracalla. Una dimora imponente che incuteva rispetto e curiosità. A vederla da fuori infatti, questa grande abitazione appariva sempre “chiusa”, con le persiane abbassate per ¾ o accapannate o addirittura totalmente serrate. Quello che si poteva intravedere dalla strada era ben poco. Bisognava sostare nel piazzale antistante e sperare che quel portone di legno scuro si aprisse per poter appagare, anche se di un pizzico, la propria curiosità. Anche il sottoscritto come molti concittadini è stato attratto da quella grande casa e una volta la fortuna volle premiare la mia “attesa” facendomi incontrare proprio col Padrone. Avevo circa una ventina d’anni quando un giorno mi fermai con la macchina di fronte al muro di cinta. Incominciai a fissare le varie finestre socchiuse che davano sul piazzale, lavorando molto di fantasia e immaginandomi i vari ambienti interni, ricchi di foto, premi e arredi lussuosi. Questo mio sguardo “perso” catturò la curiosità di un signore dentro una Mercedes color verde scuro, il quale abbassò il finestrino e mi disse: “Che stai aspettando Alberto Sordi?” Io tra lo stupore e la curiosità di quella domanda risposi: “Magari!!! Sarebbe una gioia immensa poter conoscere un grande Attore come lui”. A quel punto, questo gentile signore mi disse che, se avessi avuto la pazienza di attendere una ventina di minuti, me lo avrebbe presentato, a patto di non prendere alcuna iniziativa perché Sordi non era solito dare confidenza agli estranei. Compresa perfettamente la situazione, attesi pazientemente e con emozione l’uscita del Maestro. Erano le 10.20 circa quando quel portone si aprì e la “Storia del Cinema” in persona apparve dentro un cappotto chiaro e protetto da occhiali scuri. Dalla macchina intravidi, all’interno, un piazzale con mattonato rossiccio, una grande porta in ferro battuto sullo sfondo, un box con una Fiat 124 familiare e il pergolato che partiva dal portone d’ingresso prolungandosi verso la casa. Quando questo signore mi fece cenno di avvicinarmi, ricordo l’emozione e la felicità di quegli istanti. Alberto Sordi, dopo una rapidissima “presentazione” da parte della persona a lui vicina, mi abbracciò, mi diede il classico “buffetto” sulla guancia mettendomi totalmente a mio agio. Gli dissi quanto fosse grande la mia ammirazione per lui e se poteva farmi un autografo come regalo (fortunatamente avevo una penna e un foglio in macchina). A quel punto gli diedi la penna che si apriva in maniera un po’ complicata e disse: “Come s’apre ‘sta penna aoh?”. Mi fece una dedica, mi riabbracciò con un altro “buffetto” e la sensazione fu proprio quella di un nonno col nipote. Ci salutammo con un gran sorriso reciproco. Oggi, dopo tanti anni e nel giorno in cui Sordi avrebbe festeggiato il suo 95° compleanno, la Villa è stata aperta alla Stampa per annunciare la trasformazione in casa-museo alla presenza di un altro grande nome cinematografico e persona molto vicina ad Albertone, Carlo Verdone. Assieme a Verdone, il Ministro per i Beni Culturali, Dario Franceschini. Non è stata stabilita ancora una data precisa per l’apertura al pubblico ma certamente la voglia di ammirare le varie stanze che hanno ospitato e ospitano tutt’ora la storia del cinema italiano si mostrerà a pieno appena il fatidico giorno verrà annunciato. Per ora i curiosi possono essere parzialmente “placati” dalle foto che girano sul web, e dal documentario che Carlo e Luca Verdone realizzarono nel 2013 “Alberto il grande”. Una casa ricca di oggetti, quadri, soprammobili e ancora una barberia, un cinema e molti altri ambienti sempre lasciati nella penombra. Sì, perché come ha ben descritto Verdone, Alberto Sordi nel privato era un uomo molto riservato che non amava esternare ciò che possedeva al punto da non condividere nulla neanche con sé stesso. Una casa legata dunque al rigore, all’ordine e al silenzio. Tre fattori che purtroppo sono venuti meno quando venne messa in piedi la truffa, fortunatamente andata male per gli ideatori, ai danni della Signorina Aurelia, sorella dell’attore romano. Una macchia che ha colpito tutti perché Albertone, come recita Gigi Proietti nel sonetto funebre, “nun è sortanto ‘n granne attore […] è morto de più: è Alberto Sordi”. Ci auguriamo che quelle regole volute da Alberto quando era in vita, tornino ad essere seguite da tutti nella casa-museo, tempio della storia di un Grande Uomo e di un Grande Cinema. Stefano Boeris

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