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TERRORISMO/ Da erede di Bin Laden a capo dell’Isis, chi è Al-Baghdadi

Il vero erede di Osama Bin Laden». Così David Ignatius, editorialista americano vincitore del premio Pulitzer, aveva definito Abu Bakr al-Baghdadi, che il 29 giugno di un anno fa diffuse un messaggio audio nel quale si autoproclamava Califfo dello Stato Islamico (Is). L’uomo che ha messo in ginocchio l’Iraq e la Siria, e contro il quale gli Usa hanno mobilitato una coalizione internazionale, era un personaggio carismatico – dice chi lo ha conosciuto – dal passato misterioso. Un semplice militante islamista che in pochi anni ha scalato l’Is fino ad arrivare ai vertici di un’organizzazione che controlla un’area grande come un paese, a cavallo tra la Siria e il nord dell’Iraq, e ha gettato le basi per la nascita di un emirato islamico. Poche sono le informazioni certe che si hanno sul passato di al-Baghdadi, ma anche sul presente, visto che nei mesi scorsi più volte si è detto che era stato ferito gravemente nei raid americani. Al punto che al suo posto sarebbe stato scelto Abu Ala Al Afri, a sua volta ucciso qualche settimana fa. Rare anche le sue foto ritenute autentiche: in una appariva con una carnagione olivastra e un viso tondo. Nell’altra, diffusa a gennaio dal governo iracheno, indossava una tunica nera e aveva una folta barba. L’immagine era sfocata, come se fosse stata scattata da un’altra foto. Era considerato un abile stratega militare e un assassino spietato tanto che gli Stati Uniti avevano messo su di lui una taglia da 10 milioni di dollari. Era lui il nuovo Bin Laden – scrivevano gli analisti – perché era «più violento, aggressivo e anti-americano» di Ayman al-Zawahiri, l’egiziano che guida al-Qaeda. «Da piu’ di 10 anni al-Zawahiri se ne sta rintanato nell’area al confine tra Pakistan e Afghanistan e non ha diffuso che pochi comunicati e video, mentre al-Baghdadi ha fatto tantissimo, conquistando città, mobilitando un numero incredibile di persone, uccidendo senza pietà tra la Siria e l’Iraq», sosteneva l’ex capo dell’antiterrorismo britannico Richard Barrett, presentando il nuovo leader del jihad globale. Nato nel 1971 a Samarra, città santa per gli sciiti dell’Iraq settentrionale, Awwad Ibrahim Ali al-Badri al-Samarrai – questo il vero nome di al-Baghdadi – si ritiene un discendente diretto del profeta Maometto. Secondo la biografia apparsa su alcuni siti jihadisti, viene da una famiglia religiosa. Tra i suoi fratelli e gli zii ci sono predicatori e insegnanti di logica e retorica. Ha conseguito un dottorato all’ex Universita’ Islamica di Baghdad. Per questo motivo molti dei suoi seguaci si appellano a lui chiamandolo ‘Dottore’. Si ritiene che nei primi anni Duemila, durante il periodo dell’intervento americano in Iraq, sia stato a sua volta un predicatore. Nel caos di quegli anni abbracciò l’Islam radicale, fondando un gruppo armato nell’Iraq orientale. La scarsità di notizie sul suo passato – suggeriscono gli analisti – potrebbe essere legata a una strategia ben precisa, come spiega Musreq Abbas su al-Monitor: «Il mistero che circonda al-Baghdadi a livello di personalità, movimenti, famiglia e del suo inner circle è il risultato di ciò che è accaduto in passato ai leader jihadisti, che sono stati uccisi una volta scoperti i loro movimenti». Le informazioni su al-Baghdadi sono più attendibili dopo il 2005, quando è stato catturato dalle forze Usa che lo hanno tenuto prigioniero quattro anni nel carcere di Camp Bucca, nel sud dell’Iraq. È a questo periodo che risale la prima foto del leader dell’Is. La sua ascesa ai vertici della formazione jihadista è datata invece 2010, dopo che diversi leader di gruppi legati ad al-Qaeda in Iraq sono stati uccisi.La svolta alla sua ‘carriera’ jihadista è dovuta al conflitto scoppiato in Siria nel marzo del 2011. La guerra civile, che ha provocato un vuoto di potere in diverse aree del paese, ha dato una spinta decisiva al reclutamento dell’Is. In pochi anni 12mila estremisti islamici – tremila dei quali occidentali – hanno scelto di arruolarsi tra le fila del gruppo di al-Baghdadi, che appare in continua espansione. Il capo dell’Is sta infatti reclutando nuovi gruppi un tempo affiliati ad al-Qaeda. L’organizzazione di al-Zawahiri è un concorrente, ma con poco appeal tra le frange radicali islamiche. «Se sei un ragazzo che cerca azione, oggi devi andare con al-Baghdadi», sottolinea Barrett. Anche ora che si è guadagnato il rispetto dei militanti islamici per le sue capacità in battaglia, al-Baghdadi mantiene un profilo basso. Si dice che nessuno sappia dove sia. Secondo alcuni, quando incontra un prigioniero è solito indossare una maschera per non farsi riconoscere. A giugno si è staccato definitivamente dalla leadership di al-Qaeda, malgrado i tentativi di al-Zawahiri di riportarlo nei ranghi. «Ho scelto di farmi comandare da Dio e non da chi gli è contro», è il messaggio inviato da al-Baghdadi all’egiziano.

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