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DESTRA/ “Tentazione”An, martedì 19 sigle a confronto

Sarà che il partito della nazione prefigurato da Matteo Renzi provoca un viscerale ‘vade retro’, o il fatto che la Lega faccia presa su un pezzo dell’ex popolo di Alleanza nazionale provoca un ‘effetto-esproprio’, certo è che a destra hanno deciso che è il momento di sciogliere il nodo: limitarsi a custodire la memoria, o rimettersi in gioco con un progetto, e un soggetto politico. E così una vasta parte della diaspora seguita alla fine di Alleanza nazionale e del Pdl si dà appuntamento dopodomani, martedì 30, a palazzo Wedekind per il seminario «Nuova, vera, unita: un Progetto per la Destra italiana» al quale aderiscono ben 19 sigle. L’obiettivo e’ quello di sottoscrivere un Appello e un Patto, per raccogliere attorno a regole e procedure condivise tutte le associazioni della Destra diffusa che vogliono riaggregare un’area politica. L’evento cade in un momento in cui l’ultima roccaforte, nonché ‘forziere’ (con un patrimonio attorno ai 100 milioni di euro), riferibile a quell’area, ossia la Fondazione Alleanza nazionale, ha convocato l’assemblea degli iscritti per il 3 ottobre di quest’anno. All’ordine del giorno, la questione del simbolo di Alleanza nazionale (attualmente associato a Fdi), nonché la possibilità di dar vita ad una nuova entità politica, che poi per molti dovrebbe essere la rinascita della stessa An come partito, sia pure in una veste che non ‘ingabbi’ chi è riuscito a mantenere una rappresentanza parlamentare della destra in questi anni, ossia Fratelli d’Italia. Insomma: Fondazione-museo o Fondazione che fa azione politica? Solo cultura e celebrazioni o partito vero e proprio? Saranno gli esperti legali a dare una prima valutazione di fattibilità e limiti nell’evoluzione delle due opzioni. Il dibattito va avanti da tempo, con posizioni molto variegate e addirittura inconciliabili, a volte come strascichi mai venuti meno delle rivalità tra le vecchie aree (alemanniani, larussiani e gasparriani ormai separati, finiani, rappresentati nella Cda della Fondazione dove ovviamente siedono anche esponenti di Fdi). Strascichi a cui se ne sono aggiunti di nuovi legati ai dissapori provocati dalla fine del Pdl e dalle dinamiche innescate con la rinata Forza Italia. Pasquale Viespoli, presidente di Mezzogiorno nazionale, già sottosegretario al Lavoro, getta il cuore oltre l’ostacolo: «Mai come in questo momento -dice- si sente il bisogno di un pensiero di destra organizzato. Certo, bisogna spersonalizzare il dibattito, concentrarlo sui temi della nazione, del Sud dimenticato in questi anni, dell’istruzione e delle riforme. Certo, c’è Fratelli d’Italia: ma da sola, non basta a sfondare in un centrodestra che rischia di subire l’onda di Salvini e delle sue parole d’ordine». Per Gianni Alemanno, che sarà presente anche lui a palazzo Wedekind, si tratta di «costruire assolutamente una destra unita, soprattutto al sud, per non restare schiacciati dall’abbraccio tra Forza Italia e la Lega. Non è detto che debba chiamarsi Alleanza nazionale, ma deve partire dalla Fondazione An per dare un messaggio chiaro a tutti coloro che si sentono di destra». Ci saranno esponenti di una nuova classe dirigente formatasi sul campo e sperimentata urne, dall’Alto Adige alla Toscana, dall’Emilia Romagna al Friuli, dal Piemonte alla Sicilia.Raggiunto in Transatlantico alla Camera, il capogruppo di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli condiziona la possibilità di un successo dell’operazione ad una radicale riforma della governance: «La Fondazione Alleanza nazionale -sottolinea- dovrebbe accettare di democratizzarsi con l’elezione diretta del Consiglio di amministrazione e del presidente da parte di tutti tutti gli iscritti». A tale condizione, insomma, il percorso potrebbe anche avere una sua plausibilità. E la leader Fdi Giorgia Meloni segna l’alternativa di fondo: «Niente di quanto è stato si può rieditare. Si tratta di recuperare una tradizione ma reinterpretando l’innovazione necessaria nell’ottica della destra 2015, che non nasce nei Consigli di amministrazione ma grazie al consenso dei cittadini». E in quest’ottica «la destra deve saper parlare al mondo più vasto di un centrodestra che può tornare vincente: cominciamo a fare le primarie per i candidati-sindaci là dove si voterà l’anno prossimo. I candidati però vengano scelti dai cittadini, non nelle cene di Arcore», conclude il presidente di Fratelli d’Italia. Il cofondatore del partito, Ignazio La Russa, dà un placet declinato in forma condizionata: «Tutte le iniziative utili ad allargare l’area saldamente rappresentata da Fratelli d’Italia sono positive, purché non producano duplicazioni ma contribuiscano ad accrescere la rappresentatività della destra». Sullo sfondo, l’associazione Liberadestra di Gianfranco Fini che in un articolo pubblicato sul sito venerdì scorso avvertiva: diremo la nostra. Una circostanza quest’ultima che aggiunge una perplessità ulteriore al giudizio severo di Maurizio Gasparri di Forza Italia: «Mi auguro -afferma- che dopo la vicenda Montecarlo e poi le inchieste sull’affarismo di Mafia capitale, non si apra un nuovo triste capitolo nella storia della destra: quella dell’assalto al bottino della Fondazione An, il cui patrimonio deriva dal finanziamento pubblico. Personalmente, bloccherò ogni tentativo di mettere le mani sulla ‘cassa’ della Fondazione». Il vice presidente del Senato, inoltre, sottolinea: «Il mio impegno è per l’unità del centrodestra nel segno della lezione di Tatarella. Non mi interessano le iniziative reducistiche. Oggi chi guarda a destra trova Fratelli d’Italia, chi è di centrodestra trova Forza Italia. Sono contrario a partiti dello zero virgola, rischiano di rivelarsi un neo-ghetto».

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