| categoria: Il Commento

L’offensiva islamista

di Maurizio Del Maschio
Molti si chiedono: perché tanto odio nei confronti del mondo occidentale? Perché il califfato è un’istituzione che attira e seduce? Un ruolo incoraggiante tale integralista implosione l’ha avuto pure l’Occidente. Inutile illudersi: una guerra è in atto, una guerra moderna, non convenzionale, non legata a schemi del passato. Il fondamentalismo è un’epidemia ormai dilagante e contagia anche gli Occidentali ormai privi di valori tradizionali. Il dibattito sul multiculturalismo, sul meticciato di civiltà rischia di divenire una pericolosa masturbazione intellettuale, una visione onirica fuori dal reale, una subdola forma di vigliaccheria. Per dialogare occorre conoscere se stessi e l’interlocutore e solo chi conosce può valutare, altrimenti si rischiano clamorose incomprensioni. Chi sogna il meticciato di civiltà come un processo innocuo, tranquillo e indolore non fa i conti con la storia.
Ogni crisi di civiltà è stata traumatica, violenta e sanguinosa; quella attuale non fa eccezione. L’Occidente che vuole il dialogo deve essere consapevole della propria natura, della propria immagine. Oggi un’analisi impietosa di esso lo mostra senza solidi principi etici, rammollito dal proprio enorme benessere, dedito ad accumulare ricchezza, ineducato, materialista e flaccido. Dove non ci sono principi, dove mancano valori solidi di riferimento manca la forza morale. Basta guardare come si educano le nuove generazioni per accorgersene. Persino le ferree leggi della natura sono messe in discussione e l’Uomo commette sempre lo stesso tragico errore: trasformarsi da creatura in creatore. Un inganno davvero satanico. Si è passati da un eccesso all’eccesso opposto. Inoltre, l’Occidente si è fatto un’immagine di comodo della controparte islamica. Pensa che l’”altro” ragioni come noi, abbia le medesime categorie mentali, la stessa struttura di ragionamento. Non è così. L’islàm è statico, non ha condiviso l’umanesimo, non ha fatto l’esperienza illuminista (con le sue luci e le sue ombre) non ha scisso il temporale dallo spirituale, non conosce libertà di pensiero. Il suo obiettivo è l’islamizzazione globale, concepita come l’unica via di salvezza per l’umanità. La sua stella polare è il Corano, un libro sigillato di cui va fatta solo una lettura letterale.
Il mondo islamico è difficilmente permeabile e diffidente nei confronti di tutto ciò che viene dall’Occidente. Non si può negare che abbia pure delle buone ragioni, dal momento che l’Occidente mostra impudicamente i suoi aspetti peggiori. Il rifugio nell’integralismo religioso è una forma di difesa contro le aggressioni della società occidentale che ha perso la bussola, ha rinunciato ad ispirarsi a quella piattaforma di valori che a lungo ha costituito il suo punto di forza, che le ha permesso di raggiungere vertici di civiltà insuperati. Per la preservazione di quei valori si sono combattuti aspri conflitti contro chi voleva scardinare le basi della nostra società. L’Europa, avendo abbandonato quei valori, è ritenuta dall’islàm una terra atea e perciò bisognosa di urgente islamizzazione.
Gli incroci tra culture sono un punto di forza, una garanzia di evoluzione e di maturazione, ma quando si inserisce il veleno del fondamentalismo, sia esso indù, islamico, cristiano, ebraico, laicista o di qualsiasi altra matrice, tutto crolla, nessuna integrazione è possibile. Oggi non c’è ancora un dibattito universale libero dal ricatto del politically correct. Combattere il fondamentalismo non significa essere islamofobi, ma rifiutare ogni forma di integralismo religioso, oltreché politico, filosofico economico, senza violare la libertà della persona. Oggi, manipoli sempre più numerosi di giovani e ferventi radicali, sotto la guida di imàm cinici e senza scrupoli, tentano di assumere, con successo, la leadership della comunità dei “veri credenti”, enfatizzando aspetti aberranti, feroci e minacciosi contenuti nel Corano e negli hadìth, i racconti della vita di Maometto, asservendoli ad una ideologia delirante. Essi si sono arrogati il ruolo di protagonisti della riscossa dell’islàm sull’Occidente e sembrano prevalere sulla maggioranza assente, timorosa e silenziosa. È sconcertante, ma si deve riconoscere che il fondamentalismo e l’integralismo non infrangono la fede islamica, non contraddicono il Corano che, anzi, è citato a memoria per giustificare scelte per noi inconcepibili. Essi non si servono della religione per i loro turpi scopi, ma sono convinti di servire la religione con il loro operato. Inutile illudersi che un islàm “moderato”
sconfessi e prenda le distanze da quella che oggi è ancora una minoranza invadente e minacciosa. Non può farlo, perché si tratta di fratelli di fede che non sono al di fuori della sharìa, la legge divina che governa tanto la sfera materiale quanto quella spirituale in modo inscindibile. Occorre farla finita con il buonismo, che non è sinonimo di bontà. Si deve rigettare l’ipocrisia, fuggire dai bizantinismi e dai facili e ingannevoli embrassons-nous. Si deve conoscere l’”altro” per quello che è, con le sue doti e con i suoi difetti, senza enfatizzarne la diversità ma pure senza ignorarla. Altrimenti, si rischia di perdere di vista e di tradire la dimensione universale di principi sui quali non può esserci compromesso. Occorre essere schietti, aperti e disponibili, ma anche intransigenti sui valori fondamentali ed irrinunciabili che costituiscono una conquista di civiltà, vigilanti nei confronti di chi usa i nostri principi e le nostre istituzioni per imporre le proprie idee. Una seria analisi delle dinamiche del terrore deve svincolarsi dalle riflessioni storiche sulle colpe passate e presenti dell’Occidente, pena la perdita della lucidità e della forza indispensabili per contrastare la minaccia che ci sovrasta. La storia denuncia errori, soprusi e prevaricazioni messi in
atto da tutti i suoi protagonisti, situazioni da cui guardarsi per non ripeterle, magari sotto altra forma, ma non possiamo limitarci a considerare il passato per autoflagellarci. Di fronte all’orrore del fondamentalismo, ogni ragionamento che si concentra solo sulle responsabilità storiche delle ex-potenze coloniali si riduce in un debole pretesto per nascondere la vera colpa del nostro tempo: l’incapacità di vedere il male, di distinguerlo dal bene e di combatterlo. L’Occidente ignorante continua a distogliere lo sguardo; pensa solo a garantirsi il flusso di petrolio indispensabile al proprio benessere. È doloroso vedere la nascita e la diffusione della metastasi che lo consuma, il dilagare della fantasia patologica che porta alla delirante legittimazione del terrorismo, come purtroppo fa qualcuno che straparla senza usare un cervello pensante. Le verità sottaciute inaridiscono lo spirito del multiculturalismo, messo a dura prova proprio dallo scontro con norme e prassi della sharìa sovente inconciliabili con il sistema giuridico occidentale. L’unica possibile convivenza si radica sullo sforzo di fare chiarezza e di rivendicare e difendere con severa fermezza ciò in cui crediamo. Non è ammissibile rispettare chi usa la violenza per imporre la sua
verità, chi crede che l’onore macchiato vada lavato nel sangue, chi ritiene che procurare la morte altrui e persino la propria sia un mezzo di garantita salvezza. Nel mondo islamico esistono pratiche umanamente intollerabili: dai matrimoni forzati ai delitti d’onore, dalle mutilazioni femminili allo stupro coniugale, fino al sacrificio dei figli – che sono proprietà dei padri come le mogli lo sono dei mariti -, elevati alla dignità di “martiri” mentre sono ridotti solo a vili e miserabili terroristi.
Gli spiriti autenticamente liberi non vogliono, non possono, non devono temere di denunciare con chiarezza e con fermezza questa realtà. Il dilagare dell’islàm, anche nella nostra Europa sempre più scristianizzata, è dovuto proprio alla rinuncia di quei valori che hanno concorso in modo determinante alla nostra identità. La forza dell’islàm si manifesta nella debolezza altrui e fa uso dei principi di libertà che stanno alla base della democrazia come grimaldello per scardinare la nostra società ed espandere quella islamica. Ad ogni passo indietro che noi facciamo in nome della tolleranza corrisponde un passo avanti di chi non ammette tolleranza e vuole imporre il proprio punto di vista.
La speranza sta nell’educazione, nella vera cultura che rafforza la consapevolezza e l’indipendenza di giudizio. L’insegnamento dell’odio, dell’esclusione, della sopraffazione – come avviene sovente in occasione della preghiera islamica del venerdì da noi come, ad esempio, in Palestina complice l’indifferente Unione Europea – porta alla catastrofe. Permetterlo, non è sinonimo di tolleranza, ma di indolente e colpevole complicità. Il tentativo di imporre la propria fede religiosa conduce allo scontro e alla sofferenza. Per contro, il confronto schietto e leale porta alla civile e serena convivenza. Se non si accetta questo principio, il terrore regnerà sovrano, in Occidente come in Oriente. L’Europa anestetizzata deve destarsi dal suo torpore ed essere vigilante, pena la rinuncia a quei principi di libertà su cui si fonda la sua civiltà. Sembra che Poitier, Lepanto e Vienna non siano bastati: c’è ancora chi crede che il confronto sia ancora aperto, che ci sia un’altra opportunità. Per i musulmani il tempo non è importante: conta solo l’obiettivo. Continuando a far finta di nulla, a ritenere che tutto si componga da sé, che con il buonismo tutto s’aggiusti, si fa la fine delle tiepide comunità cristiane del nord Africa e dell’Asia mediterranea che, nel VII secolo, si dissolsero nell’ecumene islamica. Non illudiamoci: o si reagisce o si soccombe. Potrei pure continuare smascherando la falsità della pretesa islamica su Gerusalemme e in
particolare sul Monte del Tempio e sull’ingannevole pretesa islamica sulla terra di Israele che vorrebbe spazzare via uno Stato, quale quello ebraico, sancito dai crismi della storia, della legittimità e della democrazia, ma non c’è lo spazio. La Verità, però, prima o poi viene sempre alla Luce e trionferà sulle tenebre della menzogna e dell’ignoranza. È possibile un islàm diverso? Questa è la vera buona domanda da fare e io sono convinto di sì. Va solo indotto ad evolvere, ad uscire dal suo bozzolo tenebroso

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