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CRISI GRECIA/ Crollano le Borse, pressing Ue

Le borse crollano, bruciando centinaia di miliardi, e gli spread tornano in tensione, con la Bce che interviene. E, di fronte al rischio che dal referendum di domenica venga un sonoro ‘No’ all’offerta dei creditori i vertici europei scendono in campo e, per la prima volta nella storia, si schierano contro l’indicazione elettorale di un Governo democratico. L’appello è accorato: «Greci, votate sì a qualunque quesito vi venga posto», ha detto il presidente della Commissione Jean Claude Juncker. Ma il braccio di ferro con il premier greco Andreis Tsipras prosegue. Da Atene ribatte duramente. «Con calma e compostezza affronteremo minacce e ricatti», dice parlando alla Tv greca e indicando la folla enorme schierata contro la ricetta europea che si è riunita a piazza Syntagma. Il premier greco accusa l’Ue di fare una «scelta politica»: «Non credo che i creditori ci vogliano cacciare dall’Euro. I costi sarebbero enormi», dice. Ma subito aggiunge: «vogliono cacciare un governo che ha il sostegno popolare». Tsipras, che rivendica come «in Grecia la democrazia è arrivata molto prima che in tutti gli altri Paesi europei» ricostruisce anche le ultime fasi del negoziato, addossando all’Ue la volontà di non raggiungere un’intesa. «Abbiamo mediato, fatto tutto il possibile per raggiungere un accordo, arrivando ai limiti del nostro mandato», dice ai greci dallo schermo televisivo, assicurando che il governo seguirà le indicazioni dl voto. Dall’Ue, a lanciare un appello alla Grecia, sono il presidente del parlamento Martin Schulz, ma anche i premier Merkel, Hollande e Renzi, sottolineando la grande responsabilità della scelta che sarà fatta. «Il referendum greco non sarà un derby tra la Commissione europea e Tsipras, ma un derby dell’euro contro la dracma», lo definisce Renzi. Intanto il Parlamento Ue chiede un summit Ue straordinario per affrontare la situazione inedita ma la Merkel spiega che per ora non ne vede motivo. La tensione scatenata dalla scelta del Governo ellenico di abbandonare le trattative e convocare il referendum, si riflette pesantemente sulle Borse europee, che bruciano in un solo giorno 287 miliardi, e sullo spread italiano, salito a 159 con rendimenti del decennale a 2,38%. Nonostante la Bce sia pronta ad usare tutti i suoi strumenti, dal Qe all’OMT, per calmare i mercati, la situazione non potrà che peggiorare domani, quando Atene non rimborserà la rata da 1,7 miliardi al Fmi, avviandosi a grandi passi verso il default. Tecnicamente, sarà solo ‘in arretrato’ per il Fondo. Ma a mezzanotte scadrà il programma di aiuti Ue-Bce-Fmi, e dal 1 luglio non avrà più un ombrello finanziario a proteggerla. Comunque vada il referendum, se vuole evitare la bancarotta dovrà tornare al tavolo dei negoziati, per un prestito ponte o per un terzo pacchetto di aiuti che al momento, però, sono ipotesi altamente improbabili vista la difficoltà a negoziare dimostrata finora. «Se fallisce l’euro fallisce l’Europa», ha detto la Merkel, convinta che l’Ue «deve essere in grado di trovare un compromesso di fronte ad ogni sfida». Anche Obama, che ha telefonato alla cancelliera e ad Hollande, continua a fare pressione per un accordo. Invito arrivato anche dal premier cinese Li Kequiang durante la sua visita a Bruxelles. Ma, per ora, non c’è nemmeno un’ipotesi di trattativa. Semmai dopo il referendum, sembra indicare la Merkel. Atene ha abbandonato «unilateralmente» il tavolo, Juncker lo ricorda anche oggi, dicendosi «tradito» perché non sono stati riconosciuti gli sforzi che lui stesso e il presidente Dijsselbloem hanno fatto in queste settimane per raggiungere un accordo buono per tutti. Il lussemburghese ha convocato una conferenza stampa proprio per «fare chiarezza», temendo che ai greci venga raccontata solo una parte, distorta, della verità. Punto primo: «Non ci sono tagli alle retribuzioni, non era un’opzione mai messa sul tavolo, e nessun taglio alle pensioni, abbiamo proposto solo di modernizzare la griglia salariale del settore pubblico», ha spiegato. Secondo: «Nel nostro piano non c’era stupida austerità», ma misure che non avrebbero avuto un impatto sul cittadino medio come i tagli alla difesa «che ritengo molto opportuni», e la rimozione di trattamenti di favore, come quelli verso gli armatori («ho dovuto fare il lavoro del Governo greco, nonostante sia una misura di buon senso»). E terzo: l’offerta prevedeva anche «misure sul debito dall’autunno». Questa è quella che la Merkel ha definito «generosa offerta». Ma Juncker non vuole assegnare colpe, e ricorda che «non si tratta di giocare una partita di poker: qui o si perde o si vince tutti assieme».

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