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Israele alza una barriera di sicurezza con la Giordania

Israele avrà una nuova barriera di sicurezza: questa volta al confine meridionale con la Giordania. Lo ha annunciato oggi il premier Benyamin Netanyahu, nel giorno in cui la marina militare israeliana ha intercettato in alto mare la ‘Freedom Flotilla’ filopalestinese: quattro piccole imbarcazioni che intendevano forzare il blocco navale alla Striscia di Gaza. Un peschereccio – la Marianne – è stato trainato al porto israeliano di Ashdod. Gli altri tre (Vittorio, Juliano e Rachel – tutti intestati alla memoria di attivisti filopalestinesi) sono rientrati verso il mare di Creta: con l’intento però di tornare a navigare verso Gaza nei prossimi giorni. Da Gaza Hamas ha accusato Israele di essersi macchiato di un atto di «pirateria». La nuova barriera – ha affermato Netanyahu – va ad aggiungersi a quella di 230 chilometri costruita sul confine con l’Egitto (per impedire l’ingresso di decine di migliaia di migranti africani provenienti dal Sinai) e a quella di alcune decine di chilometri rinnovata sul Golan per ostacolare i gruppi armati attivi in Siria. La necessità della nuova barriera è legata alla costruzione a Timna (30 chilometri a nord di Eilat) di un aeroporto, dedicato alla memoria di Ilan Ramon (l’astronauta israeliano morto nel 2003 nel disastro della navicella spaziale Columbia). La sua costruzione è dovuta non solo alle necessità turistiche immediate di Eilat (si prevede che vi passeranno annualmente fino a due milioni di passeggeri) ma anche a considerazioni di carattere strategico: in particolare al conflitto della scorsa estate durante il quale Hamas riuscì da Gaza a minacciare le attività dell’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. L’aeroporto Ramon viene dunque concepito come una possibile alternativa, in caso di nuovi conflitti: e, secondo Netanyahu, va protetto con una barriera adeguata. Correrà parallela ad una linea ferroviaria che consentirà ai turisti di raggiungere gli alberghi di Eilat in dieci minuti. In un incontro con la stampa Netanyahu ha intanto lodato il comportamento della marina israeliana che la scorsa notte ha intercettato, senza ricorrere alla violenza, il battello Marianne, a bordo del quale si trovavano decine di attivisti fra cui l’ex presidente della Tunisia Moncef Marzouki e il deputato arabo della Knesset Bassel Ghattas. Il loro obiettivo immediato era di sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sulle difficili condizioni di vita di 1,8 milioni di abitanti della Striscia, stretti da anni dal blocco marino israeliano e dalle limitazioni ai valichi imposte da Israele ed Egitto. Ma secondo Netanyahu su quelle imbarcazioni c’erano solo «ipocrisia e bugie». Ipocrisia perché a suo giudizio in Medio Oriente le zone davvero disastrate sono altrove. E bugie perché Israele assiste l’ingresso quotidiano a Gaza di 800 camion di merci e di prodotti umanitari. Con l’arrivo ad Ashdod, in nottata, i passeggeri della Marianne saranno interrogati e presumibilmente espulsi. Il carico umanitario, probabilmente modesto, sarà verificato ed inoltrato a Gaza via terra.

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