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Renzi, ora de Luca al lavoro, legge Severino dopo la Consulta

La ‘grana’ De Luca è chiusa: il governatore ora può mettersi al lavoro per la Campania. È con pragmatismo che Matteo Renzi accoglie la decisione del tribunale di Napoli che permette all’ex sindaco di Salerno di insediarsi alla presidenza della Regione. La scelta, spiegano i deputati a lui vicini, è non commentare il passaggio in cui il magistrato definisce «disinvolto» il decreto di sospensione del governo. Mentre sulla legge Severino si interverrà a tempo debito, dopo che si sarà pronunciata la Consulta: nessuna accelerazione. In un Parlamento già oberato di provvedimenti, prima della pausa estiva si punta a chiudere innanzitutto la difficile partita della riforma costituzionale. Mentre sembra destinata a slittare a settembre la legge sulle unioni civili. Ma la marcia, ribadisce il premier anche a Ivan Scalfarotto, da lunedì in sciopero della fame, non si arresta: si raggiungerà il risultato. Con Vincenzo De Luca tira un sospiro di sollievo tutto il Pd, in mattinata, per la decisione del giudice di Napoli che gli permette di insediarsi e assicurare la continuità istituzionale. L’ex sindaco partecipa a una riunione con i governatori dem al Nazareno, invoca più attenzione del governo al Sud e assicura una partenza ‘col turbo’ in Regione. Ma non passa a Palazzo Chigi per incontrarsi con Renzi. E da alcuni renziani questo dato viene indicato come il termometro di rapporti da sempre non semplicissimi, visto anche il temperamento del governatore. Ai campani, De Luca in testa, ora il presidente del Consiglio, raccontano, chiede di mettersi al lavoro e rispondere con i fatti al mandato ricevuto dagli elettori. Il decreto i sospensione del governo, ribadiscono, era quanto dovuto, in applicazione della legge Severino. E anche se qualche parlamentare non nasconde un po’ di irritazione, la scelta è di non aprire polemica per quella parte della decisione del tribunale di Napoli che definisce «disinvolto» l’intervento di sospensione del governo. «Il giudice ha voluto dire a Renzi ‘te ne sei lavato le mani e hai scaricato la decisione su di me’ – commenta un deputato – Ma non ci mettiamo a polemizzare, tanto meno in un momento in cui il nostro ‘feeling’ con la magistratura sta molto migliorando». La realtà, spiegano i renziani, è che da molti magistrati viene la richiesta, fatta propria oggi anche da Raffaele Cantone, di mettere mano alla legge Severino perché il principio della legge è giusto ma molti aspetti sono da correggere. Al momento, però, l’indicazione del premier non sembra cambiare: si attenderà la sentenza della Corte Costituzionale, che dovrebbe arrivare a ottobre, per poi modificare la legge. In giornata Renzi si mostra molto più interessato ai temi del lavoro, sui quali può festeggiare il successo della vertenza Whirlpool, e naturalmente alla vicenda greca. Ma entra ora nel vivo anche la riforma costituzionale. Non si fanno impressionare, nel governo, dalla richiesta della minoranza Pd di introdurre l’elettività del Senato. La maggioranza Pd mette a verbale la disponibilità al confronto e ad aggiustamenti, più che correzioni del testo, anche perché l’iter della riforma altrimenti rischierebbe di ripartire dall’inizio. I numeri, assicurano, ci saranno per il via libera entro l’estate. Giovedì prossimo alla Camera arriverà intanto l’ok definitivo al ddl scuola, senza la fiducia. In un’assemblea dei deputati il capogruppo Ettore Rosato ha annunciato ieri che poi la riforma sarà promossa con 100 iniziative in 100 piazze italiane. Molto più problematico invece il tema unioni civili, perché gli emendamenti sono 4000, il centrodestra si mette di traverso e Nitto Palma (FI) ha chiesto una relazione tecnica su tutte le proposte di modifica. Uno slittamento a dopo l’estate, perciò, viene ormai considerato lo scenario più probabile.

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