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Fassina rompe gli indugi: «Presto un nuovo partito»

Va subito al dunque Stefano Fassina. E dopo neanche 15 giorni dal suo addio al Pd, annuncia la nascita di un partito: una sinistra di governo che vede in prima fila gli ex Pd, innanzitutto, come Pippo Civati, Sergio Cofferati, Monica Gregori, ma anche Sel, Rifondazione Comunista. Oggi l’annuncio, in quella che ha definito una «festa dell’indipendenza dalla sinistra rassegnata e subalterna» della quale Matteo Renzi «é il più abile interprete». Punto e sul serio a capo, dunque, per Fassina che volta le spalle ad un passato che «ha lasciato con dolore» pronto, e sicuro, di riuscire a percorrere una strada «certo in salita» e di raggiungere «l’isola che non c’è». Perché, per lui, «rassegnarsi alla dittatura del presente sarebbe la vera sconfitta». Mano tesa dalla minoranza Pd: «Chi è uscito dal partito non è nostro avversario ma può e deve essere nostro interlocutore», twitta Roberto Speranza. E così Fassina sale sul palco del teatro Palladium, nel quartiere romano della Garbatella e incassa la benedizione del portavoce italiano di Siryza, Nikolaos Arghiropoulos: «Dovete governare voi, siamo compagni. Noi vinceremo in Grecia, voi in Italia». Ascolta i militanti ex Pd che in oltre 40 interventi puntano il dito e ripetono quasi come un mantra «il partito ha smesso di guardare nella nostra stessa direzione». Approva la stoccata di Sergio Cofferati a quelli che sono ancora in un Pd che «ha cambiato natura» («Quando le differenze non vengono rispettate il problema è posto e andando oltre si rischia di perdere credibilità»). Ringrazia poi Sel, da sempre «disponibile ad un cammino insieme» che, a sua volta, ‘ricambia’ assicurando il pieno sostegno con un chiaro ‘noi ci siamo’ di Nicola Fratoianni. C’è poi Paolo Ferrero e la sua Rifondazione Comunista che saluta la partenza di una «costituente di sinistra» e Pippo Civati appena reduce dalla partenza di «Possibile» che individua nel prossimo autunno la partenza effettiva del soggetto unitario e al quale piacerebbe una donna di vent’anni nel ruolo di leader («ma prima pensiamo a dare forma a questo spazio di sinistra»). In prima fila c’è poi anche Alfredo D’Attorre, altra costola spigolosa per Renzi: «Resto ancora nel Pd, tengo aperta la battaglia interna almeno fino a quando è possibile». Prove più che generali, dunque. Con un test più che prossimo, le amministrative 2016: è allora che il partito della sinistra, che mira ad essere «guida e riferimento del centrosinistra» potrebbe provare il debutto. Intanto Fassina snocciola una sorta di «agenda di governo» che va dal blocco dei negoziati per il Ttip al riavvio della domanda di investimenti, dal Mezzogiorno, «la Grecia dell’Italia» al lavoro. Esorta ad evitare la sindrome di Jep Gambardella, protagonista del film La Grande bellezza, di «un vuoto in cerca di contenitore» e cita Eugenio Bennato e la sua Isola che non c’è: «Noi possiamo raggiungerla». Parla ovviamente della Grecia, dove andrà domani per seguire l’esito del referendum: «Siamo con Tsipras e con il popolo greco». E per questo se la prende tanto, come Civati, con il giornale L’unità: «Ha fatto un titolo cinico che non rispetta la sofferenza di milioni di persone». Da qui la critica, netta: «Rispetto la libertà di stampa ma almeno si tolga dalla dicitura ‘fondato da Antonio Gramsci’».

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