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IL FATTO/Sanitari e dirigenti in rivolta alla Asl RmC :“Quel manager se ne deve andare”

Contro il direttore generale Carlo Saitto, reo di sostenuto e difeso la sperimentazione dell’ambulatorio affidato solo agli infermieri e di aver “normalizzato” con le maniere forti la Azienda Sanitaria, sono scesi in campo l’Ordine dei medici e 15 sigle sindacali. Zingaretti non fa una piega e anticipa l’operazione della fusione con la Asl RmB
di Giulio Terzi

In una intervista mai pubblicata, a ridosso dalla sua nomina a direttore generale della Asl RmC Carlo Saitto con il tono pacato e conciliante che gli è proprio illustrò a questa testata il suo programma – nel solco della linea progettuale della Giunta, naturalmente – e pose l’accento tra l’altro su un aspetto, il risanamento sul piano morale dell’Azienda, in poche parole lotta ad ogni forma di corruzione o di comportamento non limpido da parte di dirigenti e impiegati. La Asl RmC vanta una lunga, dolorosa e imbarazzante storia che giustificava ampiamente questa presa di posizione: avrebbe spostato e sostituito praticamente tutti, in sostanza, avrebbe “ripulito” l’azienda. Ovvio che Saitto il “normalizzatore” non avrebbe avuto vita facile. Oggi pare sia lo stesso governo regionale, Alessio D’Amato in persona, a chiedere a Saitto di farsi da parte. Una gestione rigida e fortemente ideologizzata dell’Azienda, condotta da un manager senza sfumature, ha portato ad una realtà di conflitto durissima, la rivolta dei medici, la lettera di 15 sindacati a Zingaretti, la presa di posizione dell’Ordine dei Medici. La questione è seria, e sullo sfondo ci sono decine e decine di provvedimenti disciplinari firmati da Saitto, c’’è un clima da santa inquisizione che non consente di lavorare con serenità. C’è anche per la verità il suicidio di un dirigente sul quale i sindacati hanno subito messo la sordina ,ma che forse nasconde qualcosa di poco chiaro. Zingaretti ha scelto Saitto e ora gli toglie la fiducia con la scusa della verifica dell’operato prevista dopo 18 mesi? Ma ci sono altri manager molto più imbarazzanti (o grigi) per i quali tale verifica non viene nemmeno ipotizzata. La questione di fondo forse è un’altra. Il direttore generale della RmC è stato scientemente usato – lui consenziente, ovvio – come un carro armato per imporre alcune scelte stratetiche sul territorio, in un’ottica di risparmio e di ristrutturazione che certamente il territorio stesso non avrebbe gradito. E quindi il trasferimento della oncologia del S.Eugenio al S.Giovanni, il ridimensionamento dello stesso S.Eugenio, il declassamento del Cto, il congelamento punitivo della Fondazione S.Lucia. Ancora, la sperimentazione – fortemente voluta dalla Regione – del contestatissimo See and treat, guarda e tratta, l’ambulatorio di Largo Preneste gestito esclusivamente da infermieri. Contro le regole scritte e non scritte (c’è una sentenza del Tar sui reparti a guida infermieristica) e soprattutto contro il potente Ordine dei medici di Roma. Qui l’atteggiamento ruvido e sbrigativo di Saitto e della sua direzione sanitaria c’entra poco; al di là del rigetto nei confronti del management c’è la sfida alla corporazione. Il presidente Lala a chiamato a raccolta i sindacati dei medici e li ha scatenati contro l’obiettivo. Qundi è vero, il direttore generale ha “risanato il bilancio operando nella logica degli obiettivi regionali” ma ha fallito nella gestione complessiva della Asl. E Zingaretti non sembra avere alcuna intenzione di difenderlo (altri manager possono cominciare a tremare, a questo punto). La exit strategy sembra già definita. Entro una settimana Il commissario Zingaretti decreterà l’accorpamento della Asl RmB con la Asl RmC, nella logica di una maxi riorganizzazione delle aziende sanitarie romane, destinate a passare da cinque a tre. A cose fatte dunque il problema probabilmente non si porrà più (ne nasceranno altri, molto più complessi, sembra facile mettere insieme a Roma due realtà amministrative così complesse): con l’occasione Saitto potrebbe essere destinato ad altro incarico (il mastino moralizzatore in Regione..?) e il bastone del comando potrebbe passare ad un manager di lungo corso e di sicuro affidamento del quale nessun ha mai parlato male e al quale nel corso degli anni sono state affidate diverse patate bollenti (accettate senza un battito di ciglio). Vitaliano De Salazar dopo essere stato in tempi recenti direttore generale dello Spallanzani e commissario della RmD oggi governa già la RmB, una delle due Asl interessate alla fusione. Gode la fiducia di tutti, tutti gli riconoscono capacità mediatrici e manageriali . Insomma, Zingaretti ha la soluzione in casa.

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