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L’obesità costa nove miliardi all’anno, un terzo per il diabete

Mettere a dieta gli obesi e le persone in sovrappeso farebbe risparmiare ogni anno al nostro sistema sanitario fino a 9 miliardi di euro. Tanto si spende, tra costi diretti e indiretti, per i chili di troppo. Eppure, nonostante l’obesità accorci la vita in media di 10 anni, provocando 57.000 decessi l’anno in Italia, è ancora considerato un problema estetico e non una vera e propria emergenza. È il quadro che tracciano gli esperti riuniti a Roma in occasione della ottava edizione dell’ItalianBarometerDiabetes Forum. «Il grado di obesità percepita è nettamente inferiore a quello misurato, vuol dire che c’è scarso livello di consapevolezza», chiarisce Federico Spandonaro, Università Tor Vergata di Roma e Presidente CREA – Consorzio per la Ricerca Economica Applicata in Sanità. Il giorno dopo l’accordo raggiunto in Conferenza Stato-Regioni sulla riduzione di 2,35 miliardi del fondo per la sanità 2015 e l’annuncio di nuovi risparmi da portare avanti nel settore, diventa un imperativo trovare capitoli di spesa da tagliare. Uno di questi, potrebbero essere proprio i 4,5 miliardi impiegati nella cura dei problemi di salute collegati a sovrappeso e obesità, cui si sommano almeno altri 4,5 per i costi non sanitari, come perdita di produttività, assenteismo e mortalità precoce. Soprattutto per via dei frequenti ricoveri in ospedale, spiega Antonio Nicolucci, responsabile Dipartimento di farmacologia clinica ed epidemiologia della Fondazione Mario Negri Sud, «un obeso può costare fino a 450-550 euro in più all’anno rispetto a una persona normopeso». Ben un terzo della spesa dovuta all’obesità, circa 3 miliardi, è imputabile al diabete di tipo 2, malattia a sua volta associata ad un più elevato rischio di problemi cardiovascolari. «I dati preliminari di uno studio che stiamo realizzando», commenta Spandonaro, «mostrano che ‘obesità da sola spiega circa il 25% della prevalenza di diabete a livello internazionale, ma tra le Regioni italiane questa correlazione arriva al 44%». Abbagliati da uno stereotipo che vede nella ciccia la salute, contro questa malattia, in Italia, si fa ancora troppo poco. «Il 10% della popolazione è obeso e il 4% in sovrappeso, ma entro 15 anni, complessivamente interesseranno circa il 70% degli italiani» spiega Paolo Sbraccia, presidente della Società italiana dell’obesità. «La percentuale di popolazione obesa – sono i dati illustrati da Spandonaro – è marcatamente superiore nelle Regioni del Sud e varia da un minimo del 8,6% nella Provincia di Bolzano, ad un massimo del 15% del Molise, seguito da Puglia (13,5%) e Calabria (13,2)». Moltissimi i tentativi di agire sugli stili di vita «ma queste politiche, anche se all’inizio funzionano, dopo poco si rivelano inefficaci», aggiunge. «Non basta un cartellone che dica ‘fate movimento’. Bisogna agire con un approccio integrato. Gli investimenti vanno fatti ad esempio su infrastrutture, come piste ciclabili, e, considerando la correlazione tra obesità e situazione socioeconomica, anche con interventi mirati a ridurre disoccupazione e povertà». Insomma è il momento di azioni concrete, come chiede anche la Milan Declaration presentata all’Expo dalla European Association for the Study of Obesity (EASO).

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