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MUSICA/ La festa rap di J-Ax e Fedez

Per J-AX e Fedez, in questo momento delle loro carriere, non c’era niente di meglio che un concertone-festa organizzato insieme, come d’altra parte sono abituati a fare. J-Ax e Fedez, che sono amici e complici da anni e ora anche soci nell’etichetta Newtopia, sono su un piano puramente popolare i simboli del rap italiano di questi anni. E così l’idea di salire nella stessa sera sul palco del Postepay Rock in Roma all’Ippodromo delle Capannelle di Roma, insieme a Luca Aleotti, in arte Weedo, fratello minore di J-Ax, Denny Lahome e i Bushwaka, ha trasformato la serata in un ritratto dal vivo non solo di una musica che colonizza le classifiche, vive nella Rete e si diffonde anche attraverso canali e modi di comunicazione diversi da quelli consueti. E soprattutto, parla la stessa lingua del suo pubblico, compresi ragazzini e ragazzine che naturalmente impazziscono per Fedez ma hanno il massimo rispetto per lo «zio» J-Ax. In un certo senso Fedez è l’evoluzione di J-Ax. È ovvio che i due ora godono di un successo che travalica i confini sociologici dell’hip hop: il successo ottenuto come giudici di talent (J-Ax, antiproibizionista convinto, a The Voice ha portato al successo Suor Cristina, Fedez ha portato alla vittoria Lorenzo Fragola a X Factor) ha messo in evidenza la loro naturale vocazione pop. Hanno 17 anni di differenza ma usano gli stessi codici e, in ossequio alla tendenza più contemporanea, entrambi mescolano il rap al pop e al rock, sfruttandone le convergenze naturali. E sul modello dei gran mogul del rap americano, gli hip hopper italiani stanno dimostrando di avere anche uno spirito imprenditoriale, creando marchi, linee di abbigliamento, reti di eventi. Newtopia la presentano così: «nel Paese delle mille proposte e degli zero investimenti, J-Ax e Fedez hanno unito energie, idee e economie per creare una nuova etichetta indipendente che fosse la casa per tutto ciò che agli altri fa stringere la borsetta dalla paura». Tutti e due hanno contratti con major del disco ma giustamente investono sui nuovi talenti. Provengono da quella comunità milanese che da più di 20 anni, e grazie anche a J-Ax, ha dato un contributo decisivo al successo del rap in Italia. Il concerto di J-Ax è più rock’n’rap, uno show in cui il piglio ironico non manca di farsi sentire. «Dentro me», «Meglio rima», «Domenica da coma», «I love my bike», «Tutta scena» e «Maria Salvador» sono i pezzi che rappresentano bene il momento d’oro dell’ormai quarantreenne ex Articolo 31. Fedez è molto social e molto in sintonia con i suoi tempi. Piace anche perché pensa con la sua testa, non le manda a dire a nessuno, non si preoccupa affatto di essere rassicurante né di prendere in giro televisione e media che usa con assoluta naturalezza. E piace perché ha il physique du role e le ragazzine sognano di sposarlo. E poi, quando in un concerto puoi contare sui pezzi di due hit come i suoi due ultimi album, «Sig. Brainwash – L’arte di accontentare» e «Pop-Hoolista» sul palco non c’è nulla da temere: chi ti ascolta li conosce a memoria.

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