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PENSIONI/ Cantiere al via, più flessibilità dopo Fornero

Si prepara il cantiere pensioni. Con l’obiettivo di mettere mano alla «rigidità» introdotta con la riforma Fornero del 2011 che ha innalzato l’età pensionabile (fino a 67 anni dal 2021) e aprire alla possibilità di andare via prima, anche se con un assegno più basso. La necessità di consentire una maggiore flessibilità in uscita trova tutti d’accordo in linea di principio, nel governo e nell’Inps. Il punto è come e con quante risorse. Tanto che, come più volte ripetuto in questi mesi dallo stesso esecutivo, il luogo deputato per il nuovo intervento sarà la prossima legge di stabilità, nella quale articolare misure e dettagli. A breve, intanto, si accenderanno i riflettori sulla proposta del presidente dell’Inps, Tito Boeri, già attesa per fine giugno, che sarà formalizzata mercoledì 8 in occasione della presentazione della relazione annuale dell’Istituto di previdenza. Una fotografia dello stato attuale e degli scenari di intervento su cui, in ogni caso, viene ripetuto, sarà il governo, insieme al parlamento, a decidere. Nel corso di questa settimana, Boeri ha incontrato prima il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e poi i ministri, vigilanti sull’ente, del Lavoro e Politiche sociali e dell’Economia, Giuliano Poletti e Pier Carlo Padoan, con i quali c’è stato, viene riferito, un primo confronto su alcune ipotesi di lavoro. Il punto è individuare una soluzione che allenti la rigidità del sistema attuale, che fa i conti anche con gli esodati, e che sia sostenibile per i conti pubblici. Al centro c’è il principio della flessibilità in uscita, guardando al calcolo contributivo. Boeri, in occasione di una recente audizione parlamentare, ha già bocciato, oltre all’ipotesi di staffetta generazionale, la proposta Damiano-Baretta per uscire dal lavoro a 62 anni di età e 35 di contributi con una penalizzazione dell’assegno del 2% l’anno fino ad un massimo dell’8% perché sarebbe troppo costosa per la finanza pubblica (8,5 miliardi a regime nel 2030). Così come ha fatto per la ‘quota 100’, ovvero la possibilità di uscire con un mix tra età e contributi, considerata ugualmente troppo pesante per le casse (costo stimato nel 2019 di 10,6 miliardi). Invece ha indicato come «condivisibile» l’estensione della cosiddetta ‘opzione donna’ anche agli uomini, la quale prevede che l’assegno dato in anticipo rispetto all’età di vecchiaia sia calcolato tutto con il metodo contributivo; ma ciò probabilmente rivedendo sia l’età anagrafica, sia il minimo di contributi necessari (oggi rispettivamente 57 anni e 35 anni per le donne, fino al 2015). Altro punto più volte rimarcato dal presidente dell’Istituto è quello di offrire un aiuto contro la povertà in particolare per la generazione tra i 55 e i 65 anni che perdono il lavoro e non hanno ancora i requisiti per andare in pensione. Ma, anche in questo caso, non irrilevante è la questione risorse. Già in calendario, subito dopo, l’incontro convocato da Boeri con i sindacati dei pensionati per giovedì 9: Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil avevano richiesto un confronto anche per definire un nuovo protocollo di relazioni sindacali.

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