| categoria: sanità Lazio

Ares 118 non paga la Cri, ambulanze e servizio a rischio?

Il debito di Ares 118 verso il Comitato Provinciale di Roma di Croce Rossa Italiana è di oltre 7 milioni di euro. Il mancato pagamento delle rimesse mensili sta creando una situazione allarmante che, non solo sta impedendo di pagare gli stipendi ai dipendenti – l’ultimo stipendio corrisposto è quello di aprile – ma mette a rischio nei prossimi giorni anche la normale attività di approvvigionamento di farmaci e carburante e di tutti quei materiali e servizi necessari a rendere operativi i mezzi di soccorso.

Tutto il personale è entrato, comprensibilmente, in uno stato di agitazione, come sottolineano anche le note del sindacato Nursind e di Uilflp che in assenza di risposte e di un incontro urgente convocherà una manifestazione sotto la sede della Regione Lazio per il 17 luglio.

«Sono molto vicino ai lavoratori – dice Flavio Ronzi, Presidente di Croce Rossa di Roma – e comprendo profondamente il loro stato di sconforto e preoccupazione. Anche per questo rivolgo un fermo invito al Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, a porre questa situazione tra le priorità e le urgenze da affrontare. Qui è a rischio l’economia di intere famiglie di lavoratori ed è a rischio anche la salute dei cittadini romani se le ambulanze dovessero fermarsi. Siamo di fronte ad una situazione ormai strutturale di ritardi nei pagamenti da parte di Ares 118 nei nostri confronti. Nonostante questo, fino ad oggi, abbiamo garantito il servizio di emergenza ma adesso siamo nella situazione che per molti dipendenti è addirittura impossibile sostenere le spese per raggiungere la sede di lavoro. Per parte nostra abbiamo scongiurato l’interruzione di un pubblico servizio come è il servizio d’emergenza 118 e vorremmo poter continuare a garantirlo. Non vorremmo, invece, che a Roma si stia creando una situazione tale per cui le ambulanze di Croce Rossa Italiana devono restare parcheggiate senza benzina, con i lavoratori e le loro famiglie sul lastrico, magari per favorire al loro posto imprese private».

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