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PIEMONTE/ Firme false, si allunga la lista degli indagati

Alla vigilia dell’udienza del Tar, che potrebbe rivelarsi decisiva per le sorti della giunta guidata da Sergio Chiamparino, il l Pd è stato travolto dalle voci e dalla paura di possibili nuovi avvisi di garanzia. Non è escluso infatti che la perizia tecnica di Rosanna Ruggeri depositatata una settimana fa e che ha già portato all’iscrizione di Tina Pepe nel registro degli indagati, possa tirare in ballo anche qualche altro esponente del partito. E che, di conseguenza, nuove iscrizioni nel registro degli indagati ci siano state. L’obiettivo della Procura infatti non è solo quello di accertare chi abbia materialmente commesso il falso, con le firme contraffatte degli autenticatori come Pasquale Valente, ma anche riuscire a capire da chi sia arrivata eventualmente una direttiva in tal senso. Non è escluso dunque, che i pubblici ministeri stiano vagliando le posizioni persino dei segretari del Partito ricostruendo le ultime 48 ore di raccolta delle firme sulla base delle testimonianze raccolte fino ad ora e delle conclusioni a cui sono arrivati i periti nella consulenza depositata martedì scorso.

Ma in questa fase, in cui l’esito della perizia è ancora coperto dal segreto istruttorio, gli avvocati difensori preferiscono aspettare le mosse degli investigatori. Doveva essere fissato per oggi, ma è stato rinviato, l’interrogatorio di Tina Pepe, che è assistita dall’avvocato Fulvio Gianaria. Ed è plausibile che, dopo il deposito della perizia, ricomincino a stretto giro anche glialtri interrogatori della Procura ai protagonisti della vicenda. Finora tuttavia in molti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, in attesa proprio di conoscere tutte le carte in mano ai pm.
Diversa invece la partita che si gioca davanti al Tar: ai giudici non interessa scoprire chi sia il colpevole ma accertare se siano state commesse irregolarità tali da far cadere le liste collegate a Chiamparino. L’udienza di domani, fissata per le 11 e mezza, potrebbe essere decisiva solo nel caso in cui il ricorso di Patrizia Borgarello venisse respinto dai giudici sulla base della “prova di resistenza”, in cui si esegue il calcolo delle firme rimaste valide al netto di quelle irregolari. Nelle loro mani, del resto, ci sono tutte le carte della Procura (tranne la perizia) sui moduli contestati. In alternativa si aprono le strade di possibili rinvii. I giudici Lanfranco Balucani, Silvana Bini e Ariberto Sabino Limongelli potrebbero infatti optare per fissare una nuova udienza in attesa che gli avvocati

di Borgarello presentino una querela di falso in civile, oppure all’esito del procedimento penale (qualora fosse più veloce). «In questo caso però – spiega l’avvocato Vittorio Barosio, difensore di Chiamparino- i tempi del giudizio amministrativo si allungherebbero , come minimo di un anno o due». Infine potrebbe esserci anche un «rinvio tecnico», qualora il tribunale ritenesse non completa la documentazione relativa all’indagine.

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