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Ultimatum Eurogruppo ad Atene: «Riforme entro il 15 luglio»

L’eurosummit è «ancora lontano» dal trovare un’intesa sulla posizione da prendere nei confronti della Grecia, «ma ci si muove nella giusta direzione». Lo si è appreso da fonti Ue a margine del vertice dei paesi dell’Eurozona. Il summit deve «essere conclusivo» e ci aspetta «una lunga notte», hanno aggiunto le stesse fonti.
L’obiettivo del presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, hanno spiegato le fonti, è sostanzialmente quello di trasformare il documento uscito dall’Eurogruppo in un testo conclusivo dell’Eurosummit. E l’idea di base è sempre quella di non arrivare alla Grexit. Dopo una prima presentazione del documento, i lavori del vertice si sono interrotti per dare spazio a consultazioni ristrette e poi sono ripresi concentrandosi sulle frasi messe tra parentesi quadre, ovvero quelle su cui non c’è consenso. Sul resto del testo, hanno indicato le fonti, è perciò presumibile che ci sia il consenso di tutti, e quindi anche dei greci. L’Eurozona vuole tenere la Grecia nell’euro ma in cambio vuole una resa incondizionata. Solo una settimana fa erano Tsipras e suoi cittadini che hanno votato ‘Nò a dettare le condizioni, ora invece è la Germania della Merkel e di Schauble.

Non vogliono aiutare Atene a tutti i costi, tutti i costi li deve pagare il Governo Syriza, se vuole davvero restare nella famiglia della moneta unica. Il prezzo sarà altissimo: il ritorno della Troika, che verificherà ogni passo del Governo, la reintroduzione dei licenziamenti collettivi, l’abolizione della contrattazione collettiva. Tsipras non avrà nemmeno il tempo di tornare a casa e spiegare il perchè di un piano molto più duro dell’ultima offerta, visto che deve far approvare dal Parlamento entro mercoledì il primo set di riforme, tra cui Iva e pensioni.

E non avrà nè tempo, nè scelta: l’alternativa che gli propongono al momento è una ‘Grexit’ temporanea, con tutte le incognite sul fallimento che essa comporterebbe. Il piano ‘prendere o lasciarè, che mette il cappio intorno al collo di Atene lasciando a lei la scelta di stringerlo o meno, lo scrive l’Eurogruppo. C’è chi dà per scontato che il ministro Tsakalotos, pronto a tutto pur di portare a casa il salvataggio, l’abbia già accettato. Altri dicono che sia un modo per buttare la Grecia fuori, costringendola a rifiutare la polpetta avvelenata. Accettare simili condizioni, più dure di qualunque bozza circolata nelle scorse settimane, renderebbe praticamente scontata l’uscita di scena del premier.

È per questo che i leader provano a negoziare, alcuni aiutando il premier ellenico a venire fuori dalla strada senza uscita in cui i falchi l’hanno cacciato. «La situazione è molto complicata, stiamo cercando di arrivare ad un accordo», ha detto il premier Matteo Renzi entrando al vertice. «La Francia farà di tutto per raggiungere un accordo oggi permettendo alla Grecia di restare nella zona euro», ha affermato Francois Hollande, chiedendo di abbandonare gli interessi nazionali e difendere «la concezione di Ue».

L’invito è chiaramente alla Germania, granitica nella sua sfiducia verso i greci. «Non ci sarà un accordo a qualunque costo, dovremo valutare se i vantaggi sono superiori agli svantaggi», ha avvertito Angela Merkel, convinta che un cattivo accordo sia peggio di nessun accordo. Francia e Italia, per ora, restano voci isolate, mentre la Germania ha molti seguaci: tutti e tre i Paesi Baltici, Olanda, Slovacchia, Malta, Austria, Portogallo e Finlandia. Tanto che uno dei pochi a considerare «buoni progressi» le condizioni capestro del documento dell’Eurogruppo è il ministro Alexander Stubb, il più estremo dei falchi anche per necessità, visto che il suo Governo, ricattato da una parte della coalizione, rischia di cadere se si andrà incontro ai greci.

Per questo il documento scritto dall’Eurogruppo e poi passato ai leader è anche ad uso e consumo di quei Governi che devono dimostrare fermezza in casa propria. E quindi tornano tutti i cavalli di battaglia dell’ ‘austerity’: dalla Troika che torna a ‘commissariarè il Governo ellenico all’abolizione immediata – cioè entro mercoledì – delle baby pensioni, dalla reintroduzione dei licenziamenti collettivi all’abolizione della contrattazione collettiva. Nemmeno le riforme che Tsipras ha già fatto potranno salvarsi: dovranno essere ‘compensatè (cioè trovando misure a copertura), o abolite. Entro mercoledì dovrà già dare prova di aver capito: deve far approvare dal Parlamento la riforma dell’Iva, delle pensioni, l’adozione del Codice di Procedura civile, la creazione del ‘Fiscal Council’ previsto dal Fiscal Compact per controllare i bilanci e la direttiva per la ‘risoluzionè delle banche, che mette fine ai salvataggi statali.

Subito dopo un nuovo Eurogruppo deve riunirsi per giudicare, e nel caso dare il via libera al terzo salvataggio da 80-86 miliardi di euro, di cui 10-25 andranno immediatamente alle banche asfissiate, alcune delle quali si prevede dovranno fare ‘fallimento ordinatò. Si prevede anche un intervento sul debito, ma senza specificarne la portata. Tra parentesi nel documento – quindi ai leader la decisione se tenerla o meno – resta l’alternativa: ad Atene verrà data la possibilità di «un negoziato rapido per una sospensione temporanea dalla zona euro, con possibile ristrutturazione del debito». Un’ipotesi che si cerca ancora di scongiurare. «La notte sarà lunga», profetizzavano in serata fonti europee.

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