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Barricate contro i profughi a Casale di San Nicola. Ma Gabrielli tiene duro

Rivolta dei residenti contro l’apertura del centro per migranti in via Casale di San Nicola, a La Storta, periferia nord di Roma. Il prefetto Franco Gabrielli ha dato l’ok per l’apertura del centro di accoglienza, dopo aver, nei giorni scorsi, effettuato un sopralluogo per verificare le condizioni dell’immobile che dovrà ospitare i profughi.

La notizia è rimbalzata di casa in casa e ben presto oltre 150 persone sono scese in strada, pronte a non far passare nessuno. Il nucleo antisommossa della polizia è entrato in azione, presidiando l’area, e si prepara a scortare i cento profughi in arrivo da un momento all’altro.

Dal canto loro i residenti non hanno intenzione di cedere. Uomini, donne, bambini e anziani hanno bloccato la strada che porta al casolare riconvertito. Gridano in coro: «Qui non passerà nessuno». A dar loro man forte anche Casa Pound pronta alle barricate. «Qui lo Stato non ha mai messo piede, ora si accorge che ci siamo. Questa non è stata una scelta condivisa ma imposta – dice Alberto Meoni, uno dei componenti del comitato permanente – Resteremo ad oltranza. I profughi non gli vogliamo».

Dopo 80 giorni di presidio fisso contro l’ apertura del centro d’accoglienza in quella che era l’ex scuola Socrate, lo scontro è alle porte. Nella mattinata di ieri la prefettura di Roma ha posto fine alla guerra di trincea, siglando la convenzione con la coop “Isola Verde”, vincitrice dell’appalto da due milioni di euro per la gestione dell’emergenza per l’accoglienza dei profughi. La coop coordina il centro a Casal di San Nicola, posto sotto sequestro dai vigili urbani, lo scorso 27 maggio, per delle irregolarità amministrative e dissequestrato nelle scorse ore. I profughi ora possono arrivare e alloggiare nelle trenta camere da letto predisposte per loro.

A mettere i bastoni fra le ruote ci sono gli abitanti del quartiere che non intendono cedere di una virgola. La Storta è diventato il simbolo dell’Italia che si ribella e dice «No». Dopo gli scontri di Tor Sapienza, una nuova invasione di profughi rischia di far esplodere una polveriera sociale.«No al business dei profughi». Il presidio fisso dei cittadini va avanti ad oltranza. Le 250 famiglie che vivono a Casal di San Nicola fanno sentire la propria voce e si preparano al peggio. Il centro accoglienza per i 150 profughi è in pieno agro romano.Le strade sono sterrate e senza illuminazione, non esistono mezzi di collegamento e la prima farmacia e il supermercato si trovano a cinque chilometri. In un casolare sarebbero dovuti approdare già da diverso tempo i profughi. «Questa è un’azione di forza che lo Stato fa contro di noi – dice Ilaria Morichelli del comitato residenti- Abbiamo scoperto per caso quello che le istituzioni tramavano alle nostre spalle. Non c’è stata concertazione e condivisione sin dall’inizio, come possiamo ora fidarci? Chi ci assicura che non ne arriveranno altri cento?». «Questa è una zona privata – dice una donna-. Il Comune non ha installato mezzo lampione, abbiamo provveduto a tutto noi, ora dovremmo prenderci cura pure i profughi? Cosa faranno tutto il giorno in piena campagna? Ce li ritroveremo dentro casa». Il casolare in questione prima era un asilo nido, costretto a chiudere poiché i lavori di messa a norma erano onerosi. Ad aprile la coop Isola Verde dato il via ai lavori di riqualificazione, non senza commettere delle infrazioni di tipo amministrativo, portando così la polizia municipale ad apporre i sigilli. Con l’immobile sotto sequestro i residenti hanno tirato un sospiro di sollievo, sperando che la scelta ricadesse su un altro stabile. Nulla da fare. Le incongruenze vengono sanate e gli operai tornano nel cantiere. La firma del prefetto pone una pietra tombale sulla questione: non si torna indietro, i residenti dovranno convivere con i profughi. Ma gli animi non sembrano essere sedati nè rassegnati. Gli abitanti alzano le barricate.

A far montare le polemiche, già velenosissime, ci pensa Valerio Barletta, presidente del XIV Municipio, che su Facebook scrive: «Nei prossimi giorni il nostro Municipio dovrà affrontare la difficile sfida chiamata accoglienza. Il prefetto Gabrielli ha autorizzato l’utilizzo dell’ex scuola privata Socrate in via del Casale di San Nicola per ospitare cento persone richiedenti la protezione internazionale. Uomini e donne fuggiti dalle guerre del Mediterraneo, senza futuro nei Paesi d’origine. Dalle città ripartano la solidarietà e l’integrazione. Noi per primi, insieme alla rete del volontariato locale e a tutti i cittadini di buona volontà, siamo pronti a fare la nostra parte».

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