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GIFFONI/ Ruffalo l’italiano, tra ragù e Mastroianni

Ama i film italiani, vorrebbe essere come Mastroianni, sa cucinare polpette e ragù e cerca nella sua italianità l’ispirazione. È Mark Ruffalo, primo ospite internazionale al Giffoni Film Festival, in programma fino al 26 luglio a Giffoni Valle Piana (Salerno). Questo pomeriggio, all’incontro con i giornalisti, l’attore non ha potuto non ricordare le sue origini calabresi. «Nella mia famiglia è radicato il senso delle nostre origini. Io stesso cucino i piatti italiani come il ragù di tre giorni, le polpette e la parmigiana. Non sono mai stato così consapevole di quanto la mia cultura italiana fosse forte fin quando non sono venuto in Italia». E sono proprio i grandi autori italiani ad averlo ispirato, oltre a Marlon Brando e Jerry Lewis. «Penso – spiega – a Marcello Mastroianni, che ha dato volto e voce a tutte le emozioni del genere umano. Io mi ispiro a quel cinema, così come a Fellini, oltre che a film come La Grande Bellezza e Il Postino. Mi ha sempre affascinato come il cinema neorealista in particolare riuscisse a catturare le contraddizioni della realtà e dell’esistenza umana. Mi piacerebbe che anche io, guardandomi indietro, potessi fare la stessa carriera di Mastroianni, con centinaia di film che hanno dato volto alle più svariate condizioni della vita. Nella mia italianità – aggiunge – cerco la mia cifra poetica». La star hollywoodiana che ha vestito i panni di Hulk nel movie della Marvel «Hulk in Avengers: Age of Ultron» ha detto: «Non mi sono mai sentito un supereroe e mi sono anche meravigliato quando mi hanno offerto la parte di Hulk. Non so se faremo altri film su di lui. Dipenderà tutto dal pubblico. Soprattutto se vorrà vedere un incredibile Hulk che diventa un incredibile Bulk. Da ragazzino sognavo di essere Hulk, poi più avanti volevo essere Wolverine, ma qualcuno aveva già preso la parte». Ruffalo ha affrontato anche il tema delle nozze gay, parlando del suo personaggio Ned Weeks, scrittore e giornalista dichiaratamente gay interpretato in «The Normal Heart», film tratto dall’omonimo testo teatrale di Larry Kramer. «Sono davvero felice che si siano legalizzati i matrimoni gay in America. Ma si tratta di una felicità dolceamara perché siamo arrivati solo ora a una cosa così giusta che andava fatta prima. Quando Larry ha saputo questa notizia ha detto che non stiamo facendo abbastanza. Dobbiamo fare di più soprattutto per sconfiggere l’Aids. Ma poi so che segretamente si è raccolto in se stesso e ha pianto di gioia». Come progetti prossimi, ha ricordato il suo Spotlight che racconta la storia di un giornalista che per primo ha denunciato casi di pedofilia a Boston. «Si tratta – spiega – di un film importante, che spero abbia il successo che meriti». Un Ruffalo entusiasta anche della sua esperienza a Giffoni. «Aveva proprio ragione Truffaut quando ha detto che questo è il festival più necessario. Mi colpisce l’amore innocente che questi ragazzi sentono per il cinema». Sul tema del Gff, Carpe Diem, ha aggiunto: «Per me – rimarca – rappresenta un lancio nel vuoto senza rete. Quando ho intrapreso le vie della recitazione è stato il mio modo di cogliere l’attimo. Non mi sono mai scoraggiato nonostante i rifiuti e nonostante mi dicessero che avessi l’aspetto troppo etnico, che sembrassi troppo italiano e non parlassi neanche italiano».

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